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Quattro chiacchiere con: Fausto Fiume – Galleria Fidia

Fin dal 2016 la Galleria Fidia è stata tra i primi iscritti alla nostra manifestazione. Abbiamo raggiunto il direttore Fausto Fiume che ci ha raccontato i retroscena di una delle gallerie storiche di Roma.

La Galleria Fidia ha una lunghissima storia, parlaci della sua nascita e del passaggio di testimone di padre in figlio. Come è cambiata la gestione della galleria?

La galleria Fidia fu fondata nel 1974  da mio padre Gennaro Fiume che già dai  primi anni ’60 aveva avuto la fortuna e la lungimiranza di conoscere e frequentare l’ambiente artistico romano che all’epoca era davvero ricco di personalità innovative. Accompagnato in tenera età dalla sua mano ho conosciuto ed imparato ad apprezzare gli artisti della Scuola di Piazza del Popolo, quelli di Forma 1 così come quelli attivi nella nostra città e che erano legati al “‘900 storico”.  Nella mia stanza di bambino non c’erano poster a farmi compagnia ma opere di Accardi, Schifano, Turcato, Dorazio… che già mi facevano sentire “gallerista”.

Negli anni, pertanto, la galleria non ha subito cambi di passo e passaggi di testimone, continuando, al solito, nell’attenzione verso il “mercato consolidato” pur mantenendo la giusta attenzione sulle novità artistiche.

Vi occupate principalmente di pittura e di opere bidimensionali, quindi come mai questo richiamo all’arte classica nel nome?

Come spesso succede, alcune scelte sono dettate anche da peculiarità del tutto imponderate e casuali. Più semplicemente avremmo legato la galleria al nostro cognome ”Fiume”, ma al momento dell’apertura a due strade parallele da noi, ossia in Via del Fiume, c’era appunto una galleria che si chiamava “Galleria del Fiume”. Non volemmo generare confusioni in merito e così scegliemmo “FIDIA”. L’aura dell’ateniese ci incuriosì per la sua poliedricità e per la sua storia al limite del leggendario e che trovammo in qualche modo pertinente al mondo dell’arte contemporanea.

Lo stesso ci fornì uno spunto sul nostro logo che conserviamo a tutt’oggi in cui compare un frammento del fregio del Partenone di una figura sdraiata che sostiene un personaggio di un noto autore ironico contemporaneo: l’arte antica che sorregge quella “moderna”.

Parlaci un po’ della vostra ricerca, di come conciliate la promozione di giovani artisti alla valorizzazione di quelli storicizzati.

Operiamo sul mercato “secondario” cercando di differenziarci per quanto concerne i sevizi che offriamo. Ci vantiamo di non avere “clienti” ma solo “amici collezionisti” con i quali ci confrontiamo e discutiamo non solo in relazione alla compravendita ma anche sulle considerazioni circa le qualità, le archiviazioni, i periodi delle opere d’interesse.

Al di fuori della collezione di galleria programmiamo, poi, circa 4/5 eventi all’anno che rappresentano dei “focus” su artisti selezionati in base alla perfetta conoscenza della loro opera accompagnata da lunghe frequentazioni e di cui apprezziamo la coerenza e la seria dedizione al loro lavoro.

Si è appena conclusa la personale di Marco Angelini, Tempo inedito, prossimi progetti?

La nostra prossima mostra sarà dedicata all’artista Vito Bongiorno dal titolo Rinascita e con la curatela di Gemma Gulisano. Artista da sempre presente nella nostra collezione e a cui ora dedichiamo una seconda mostra personale dedicata alle sue “mappe geografiche”, realizzate in sintonia con la sua cifra stilistica caratterizzata dall’utilizzo di cenere e carbone.

Ultima domanda di rito, ci fai uno spoiler di Rome Art Week?

Per Rome Art Week, non sappiamo… avremmo pensato ad un nome storicizzato… però sicuramente una donna… magari che si sia seduta qualche volta ai tavoli del Caffè Rosati… che non sia solo pittrice… magari anche appassionata di ceramica… ma soprattutto che prediliga i colori dell’argento o dell’alluminio.

Non ci piace dire proprio tutto !

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