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Quattro chiacchiere con Cristian Porretta – Galleria Faber

Tra i partecipanti più attivi di Rome Art Week c’è la Galleria d’arte FABER, che ogni anno è tra i primi a rispondere alla nostra call per la nuova edizione. Nell’inaugurare la serie di articoli d’approfondimento sui nostri iscritti, abbiamo colto l’occasione per fare quattro chiacchiere con Cristian Porretta, direttore e curatore dello spazio in Via dei Banchi Vecchi, 31.

Partiamo dal principio: come e quando è nata la Galleria FABER?

La galleria d’arte FABER nasce nel 2013. Precedentemente avevo avuto l’opportunità di curare e dirigere artisticamente uno spazio a Via Giulia; quella è stata una palestra importantissima che mi ha consentito di fare esperienze a vari livelli, studiare approfonditamente e acquisire professionalità. Dopo di che il salto è stato consequenziale e otto anni fa ci siamo resi indipendenti con il progetto FABER.

Parlaci del nome e della sua scelta, spesso non ci facciamo caso: perché Faber?

Il nome ha un duplice significato. Da un lato rappresenta il concetto di ricerca della galleria Faber nel significato di colui che crea modificando gli elementi. Dall’altro è legato a un momento professionale preciso, perché Faber è stato il titolo di una mostra particolarmente fortunata che ho avuto modo di curare una quindicina di anni fa e ha segnato un punto di svolta per me; in un certo modo mi ha dato la sicurezza che il mestiere che stavo intraprendendo era quello giusto, perché mosso da una passione fortissima.

Dicci di più sulla ricerca che portate avanti.

Come accennavo la ricerca artistica è principalmente legata alla materia, indipendentemente dal medium utilizzato dagli artisti. Più in generale nasciamo con la vocazione di galleria di ricerca. Mi piace concentrarmi su un nucleo ristretto di artisti dalle possibilità di carriera in espansione.

Attualmente collaboriamo con Valerio Giacone, Manuela Giusto, Koro Ihara, Jacopo Mandich; Keisuke Matsuoka e Giulia Spernazza.

Quali progetti avete per l’immediato futuro?

Sabato 29 Maggio inaugureremo l’esposizione el volador di Jacopo Mandich.

È un progetto particolare che ci coinvolge molto e che prende le mosse dall’illustrazione realizzata da Jacopo per l’occasione. È la nostra prima edizione e per l’artista rappresenta un interessante cambio stilistico seppur concettualmente in continuità con la sua poetica.

La tematica è incentrata sull’idea di sogno, un viaggio nella dimensione onirica e l’intera mostra è concepita come un’unica installazione in cui lo spettatore può letteralmente immergersi.

Come ha influito sul vostro lavoro la partecipazione a Rome Art Week? Avete ampliato la vostra rete di artisti/visitatori/contatti con altre gallerie e istituzioni?

Rome Art Week rappresenta una realtà davvero importante nel panorama dell’arte contemporanea a Roma. Sono quasi quindici anni che lavoro in questo settore e devo dire che sentivamo il bisogno di un’iniziativa del genere.

La nostra programmazione di solito si svolge su base biennale o triennale e cerco sempre di programmare un evento importante in autunno in corrispondenza dell’Art Week.

RAW rappresenta sicuramente una mappatura utile del panorama artistico in città e a mio avviso i risultati in termini di aiuto per il pubblico e di relazioni tra l’ambiente si vedono chiaramente.

Ci fai un piccolo spoiler del prossimo Rome Art Week?

Allora l’idea è di proporre un paio di eventi, di cui uno installativo esterno alla galleria e un’esposizione personale nei nostri spazi.

Non vorrei spoilerare troppo, ma posso dire che sarà coinvolta Giulia Spernazza.

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