POLAROID - Dallo scatto alla tela | 20 Ott-10 Nov 2026 | Rome Art Week

POLAROID - Dallo scatto alla tela

A. D’Amico e A. Tantillo ribaltano il rapporto foto-pittura, la Polaroid non è mezzo ma soggetto: la pittura dipinge il feticcio istantaneo in chiave pop.

POLAROID - Dallo scatto alla tela

POLAROID Dallo scatto alla tela: l'oggetto fotografico come materia pittorica

Artisti: Alberto D'Amico, Alessandra Tantillo

Supervisione artistica: Matteo Di Castro

Sede: Studio Campo Boario, Roma

CONCEPT MOSTRA

"La Polaroid non è più la finestra attraverso cui guardare il mondo, ma il mondo stesso che chiede di essere dipinto."

Dopo la complicità e il dialogo visivo sperimentati nella mostra Ob-La-Di, Ob-La-Da, Alberto D’Amico e Alessandra Tantillo tornano a condividere lo spazio dello Studio Campo Boario per dare forma a un nuovo capitolo della loro ricerca pittorica. Al centro di questo secondo incontro — realizzato con la supervisione artistica di Matteo Di Castro — c'è una comune e duratura ossessione iconografica: la fotografia istantanea Polaroid.

Il progetto nasce da un netto corto circuito metodologico e concettuale che ribalta la millenaria relazione tra pittura e fotografia. Se tradizionalmente il pennello ha attinto allo scatto fotografico per utilizzarlo come traccia, spunto o mero strumento di registrazione del reale, in Polaroid la gerarchia si capovolge: la fotografia smette di essere il mezzo e diventa essa stessa il soggetto unico e l'oggetto d'indagine della tela.

Alberto D’Amico e Alessandra Tantillo non dipingono ciò che si trova dentro lo scatto — i ritratti, i frammenti quotidiani, i dettagli di vita vissuta — ma scelgono di dipingere la Polaroid in quanto feticcio visivo. Sulla tela affiorano così l'inconfondibile cornice bianca sproporzionata, le geometrie del formato iconico, la patina chimica, le alterazioni cromatiche e le imperfezioni che contraddistinguono la pellicola a sviluppo istantaneo. L'immagine fotografica perde la sua funzione originaria di documento d'archivio o di ricordo nostalgico per farsi pura matrice pittorica.

Invocare la Polaroid evoca inevitabilmente l'immaginario di Andy Warhol, che di questo strumento fece il proprio taccuino d'appunti visivi e l'emblema di un'estetica seriale e immediata. D’Amico e Tantillo riprendono l'eredità della Pop Art — manifesta nell'impatto grafico del frame e nei toni accesi —, ma ne superano la superficie patinata attraverso la lentezza e la materia. Trasferire la velocità della chimica istantanea nella sedimentazione del pigmento ad olio o acrilico significa restituire peso, corpo e durabilità temporale a un'immagine concepita per essere fugace.

Proseguendo la sintonia già mostrata in Ob-La-Di, Ob-La-Da, i due artisti si esercitano in una doppia personale che trasforma lo Studio Campo Boario in un cantiere di corrispondenze visive, dove l'ossessione per il formato Polaroid diventa la scusa perfetta per interrogarsi sui confini, sulla memoria e sulla materia stessa della pittura contemporanea.

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