TRANS/FUSIONE nasce dall’intersezione tra sperimentazione artistica interdisciplinare e ricerca psicologica, attraverso l’impiego di materiali organici e di recupero come strumenti di indagine e trasformazione.
Al centro del lavoro vi è la materia intesa non come elemento neutro, ma come presenza già carica di tempo, memoria e vissuto. Sangue mestruale, vetri graffiati, fiori essiccati, vecchi periodici, fotografie d’epoca e oggetti destinati allo scarto vengono sottratti alla loro funzione originaria e ricollocati all’interno di una nuova relazione visiva e simbolica.
È proprio in questo passaggio nel recuperare, accogliere e trasformare ciò che esiste già che il lavoro di Alessia Salvadore entra sottilmente in dialogo con le opere di Eughen presenti nello spazio. Anche nella sua ricerca, soprattutto nelle opere materiche e negli assemblaggi, il riuso non era un semplice espediente formale: materiali trovati, frammenti e oggetti perdevano la propria funzione quotidiana per acquisire una nuova identità all’interno dell’opera.
In TRANS/FUSIONE, questa stessa attenzione alla vita precedente della materia assume una dimensione organica e intima. Il sangue mestruale non è utilizzato come provocazione, ma come materia viva, soggetta al tempo e alla trasformazione. Il suo fluire partecipa alla costruzione dell’immagine, mentre l’ossidazione ne modifica progressivamente colore, densità e forma. L’opera diventa così il risultato di un incontro tra intenzione artistica e processi che l’artista sceglie di non controllare completamente.
Analogamente, i materiali recuperati conservano tracce della propria storia. Non vengono cancellati né mascherati, ma accolti nella loro imperfezione e messi in relazione con nuovi elementi. Ciò che era marginale, consumato o destinato a essere eliminato acquisisce una diversa possibilità di esistenza.
Il dialogo con lo Spazio Eughen nasce dunque da una sensibilità condivisa verso la trasformazione della materia: non un confronto stilistico, ma una vicinanza di attitudine. In entrambi i casi, creare significa anche riconoscere possibilità latenti in ciò che è già stato vissuto, utilizzato, attraversato dal tempo.
Il progetto si muove così tra corpo, memoria e trasformazione, interrogando il confine tra intimo e pubblico, organico e artificiale, prezioso e residuale. Da quattro anni, TRANS/FUSIONE accompagna le diverse fasi della ricerca dell’artista, modificandosi insieme ad essa e assumendo forme differenti nel progressivo processo di costruzione e maturazione del sé.


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