L'arte non significa nulla. L'arte è.
Lo diceva Lucio Amelio, e la frase non nega l'arte: le toglie di dosso tutto ciò che di solito la precede. Il titolo, la didascalia, la spiegazione dell'artista, il "cosa voleva dire".
Per questo Fabrizio Bonato apre il suo atelier senza offrire chiavi di lettura. Non troverete cartellini a dirvi che cosa guardare, né un messaggio da decifrare e riportare a casa. Troverete le opere, lo spazio in cui sono nate, il tempo per stare davanti ad esse.
L'artista vi invita a guardare senza tradurre, a fermarvi anche davanti a ciò che sfugge, a lasciare che sia l'opera a porre la domanda. Se un significato arriverà, sarà il vostro, e non è detto che coincida con quello di chi l'ha fatta.
Poi, se vorrete, ci sarà l'occasione di parlare con l'autore davanti a un bicchiere di vino. Non per ricevere spiegazioni, ma per uno scambio tra persone che hanno appena guardato le stesse cose, ciascuna a modo suo.
L'atelier è aperto. L'unica cosa che vi chiede è di entrare senza il bisogno di capire.


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