Paradise Room

un microcosmo di presenze artistiche unite in un'unica macchina sensoriale

La mostra è stata rinviata a data da destinarsi. Il Paradiso può attendere o forse è perduto, come suggeriva Milton.PARADISE ROOM è il titolo della mostra abbinata all’evento “Il Paradiso e le sue rappresentazioni", prevista allo Studio Campo Boario nell’ambito della rassegna “Rome Art Week”.

Ideazione:David Sabatello

Artisti: Ada De Pirro, Alberto D’Amico; Andrea Sabatello; Anna Onesti; Carmelo Baglivo; Fabio Lapiana; Ilaria Restivo; Jacopo Benci; Julie Poulain; Lucia Nazzaro; Marco Ariano; Marco Giovenale; Massimo Arduini; Pierluigi Isola; Silvia Stucky; Stefania Fabrizi.

L'attuazione del progetto prevede una mostra di opere pittoriche, installative, letterarie, musicali. Le diverse espressioni artistiche costituiranno di fatto un implicito commentario alla produzione artistico-letteraria della tradizione incentrata sul paradiso. L’obiettivo che ci si propone sarà quello di illuminare a tutto tondo l’oggetto indagato, rivelandone la struttura pluridimensionale. A tal fine, il metodo di fondo impiegato nell’attuazione del progetto sarà quello della trasversalità e cioè quello della presenza contemporanea e sinergica di più prospettive d’osservazione del fenomeno entro lo spazio espositivo. Tale metodo consentirà inoltre d’interrogarsi sulla natura delle rappresentazioni complesse che popolano il nostro immaginario, influenzandolo e venendone influenzate.

 

 

David Sabatello, architetto, propone una stanza separata dagli altri spazi. L'idea nasce dalla volontà di affrontare il tema, multiforme e mutevole, senza alcuna volontà razionalizzatrice ma, piuttosto, rendendo la sua mutevolezza un “asset”. Di qui la “stanza”, la Paradise Room appunto, all’interno della quale esibire alcune delle opere prodotte per l’evento, a prescindere dal medium scelto da ciascun artista, come tappe di un percorso esperienziale continuo. Attraverso l’uso di strumenti spaziali basilari il visitatore s’immerge in un microcosmo denso di presenze artistiche, ma anche oggettuali, in cui contenuti e contenitore si fondono in una unica macchina sensoriale. Una sorta di ““boîte à surprise” percorribile, un Merzbau dell’anima.

 

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