Lo scultore Paolo Frattari, rinchiuso nella stanza di vetro, continua la sua performance dal vivo. Separato e, allo stesso tempo, esposto allo sguardo del pubblico, lavora incessantemente alla sua scultura. Con lo scalpello rifinisce Corpus, la sua creatura di legno, intervenendo sulla materia con gesti precisi, ripetuti, pazienti.
La stanza di vetro diventa così uno spazio sospeso, un luogo di lavoro ma anche di osservazione. Ciò che normalmente appartiene alla dimensione privata dell’atelier viene portato alla vista, il processo creativo, la fatica, la concentrazione, il rapporto fisico tra l’artista e la materia.
Scolpire è un gesto antico attraverso cui l’uomo ha cercato di trasformare la materia e lasciare una traccia di sé. Scolpendo il legno togli, incidi, sottrai materia per far emergere una forma. Ogni colpo di scalpello modifica la superficie lasciando una traccia. La scultura così nasce lentamente, attraverso l' ascolto, il controllo e l'intuizione.
In questa performance il gesto stesso dello scolpire diventa opera. Il pubblico entra nel tempo della sua creazione, vede l’artista mentre lavora, mentre prende decisioni, mentre modifica e corregge la materia. Il risultato finale, l’opera, non è separato dal processo che lo ha generato..
La stanza di vetro è una barriera che separa ma rende visibile. E il gesto creativo attraversa il vetro e raggiunge il pubblico, diventando cosi il cuore dell’opera. Si osserva la creatura di legno che emerge, ma anche l’uomo che la trasforma.
Paolo Frattari diventa così parte della propria opera. Il suo corpo, la sua presenza, la manualità, il ritmo dei colpi dello scalpello e il rapporto fisico con il legno costituiscono fanno parte dell’installazione.
Corpus si trova quindi in una condizione di continua trasformazione, finché l’artista scolpisce, Corpus non è mai definitivamente compiuto. Ogni intervento apre una nuova possibilità, ogni colpo dello scalpello modifica ciò che esisteva prima.
L’installazione è lo scultore stesso nell’atto di creare.

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