Cronocromie del sentire | 24 Ott-07 Nov 2026 | Rome Art Week

Cronocromie del sentire

Tre sensibilità in dialogo tra tempo, memoria e trasformazione

Alissa Bruschi, Giuliana Paolucci e Vito Di Bella

Il Tempo

Specchio della vita



Tre artisti diversi tra loro ma con un denominatore comune che determina la loro arte: il tempo! Alissa agisce sulla materia, recupera radici e tronchi trasformandoli in opere d’arte suggestive, interviene da mosaicista con frammenti di ceramica e di vetro, componendoli insieme ne fa emergere creature biomorfiche dall’aspetto arterioso, palpitanti di organi all’apparenza vivi. Sul tronco una nuova vita germoglia. La favola arcadica, del boschetto vivace, si unisce all’estetica avvincente del macabro anatomico nella contemplazione e nell’estasi del memento mori: la reliquia diventa camera delle meraviglie e oggetto di culto. La riflessione vuole approfondire il significato della vita. Nella raffinatezza estrema dell’installazione-scultura vibra il mistero.L’artista appartiene all’universo di Goya per il quale l’eleganza intellettuale e formale velava l’enigma: i suoi ritratti celavano inquietudine e angosce di una società basata sulle apparenze. Alissa mette a nudo la nostra epoca decadente frutto di un fanatismo estetico, perverso e ossessivo che ha smarrito l’essenza autentica della vita. Il pensiero scaturisce da un ramo o da una radice solo apparentemente privi di vita. Fra i ruderi del Piranesi, figure misteriose si muovono, sono fantasmi nostalgici della gloriosa vita che popolava quelle antiche vie sepolte in buona parte da accumuli di terra e segnate dal trascorrere inesorabile del tempo. La bellezza delle cere anatomiche realizzate dal siracusano Gaetano Giulio Zumbo per Ferdinando de’Medici e oggi conservate al Museo della Specola di Firenze, mostra come il geniale scultore modellasse la cera intorno alle vere ossa in un bizzarro capriccio estetico: Alissa avvolge l’albero della vita nelle sue magiche composizioni, facendolo tornare a esistere; avviene una resurrezione nella rielaborazione scultorea e scenografica del frammento. Nel boschetto dell’Arcadia torna la vita. Giuliana, ancor prima che artista, è creatura acquatica: i suoi dipinti vivono un’identificazione con l’elemento liquido. L’acqua è lo specchio, la misura del tempo. Giuliana non ricerca la solidità dello spazio ma piuttosto la mutevolezza generata dal prisma naturale dell’acqua nella molteplicità dei mobili riflessi: l’artista osserva il mondo attraverso questa speciale lente, il suo sguardo si può ben definire “marino”. Spazio e tempo s’intersecano e coincidono per un attimo nella tela ed è proprio quello il momento di catturare la verità di un sentimento, di un’emozione e di una sensazione.Giuliana incarna e interpreta l’istantaneità e il fluttuare della bellezza, appassionata cultrice di moda e di costumi ne conosce il valore transitorio: con una vocazione e un’ispirazione alla teatralità, lei costruisce le ammalianti e movimentate scenografie sull’acqua che possiamo vedere nelle opere presenti in mostra; infine l’artista decide di portarci, in immersione con lei, nelle profondità marine all’incontro surreale con uno squalo balena animato da un rosso acceso, quasi sfoggiante una maschera da carnevale di Venezia; l’evento sottomarino, effettivamente vissuto da Giuliana insieme al figlio, diventa apparizione ultraterrena e mitica nel’intimità familiare e cristallizzata di una realtà sospesa che appartiene al sogno. Il grande pesce diventa l’iniziazione a una nuova dimensione, esattamente come accadeva per la balena di Giona che si sarebbe trasformata nel gigantesco Pesce-cane di Collodi: la rinascita avviene nel ventre dell’enorme creatura. Solo nel fluire del tempo, per contrasto, si ritrova l’essere: la solidità dell’io si avverte e si percepisce nel divenire. Vito ci attrae con le sue spiagge: una giornata in riva al mare, Apollo divinità solare con il suo carro irrompe sulla scena; la presenza del sole ovvero del dio, in una gradevole giornata estiva, innesca la scintilla del rito sacro, nel corso del quale la potenza fiammeggiante e divina si comunica inconsciamente a tutti, generando così sotto i nostri occhi l’apoteosi dell’Età dell’Oro: il dolce far niente, caratteristico di quel prezioso e irripetibile momento aureo, s’impossessa di anime e corpi trasfigurandoli in epifanie ed espressioni del divino nell’arte. Due corpi maschili, di cui uno rosso e l’altro verde, sono sdraiati l’uno accanto all’altro sulla spiaggia: essi rappresentano un devoto omaggio alla scultura classica che vive le sue incantevoli simmetrie e armonie, ma al contempo riportano alla mia memoria le figure rosso vermiglio di “La Danse” di Matisse nel suo inneggiare alla vita come felicità. Le opere di dimensioni più piccole di Vito sono microcosmi e hanno il respiro del vasto universo: nel piccolo tutto si ampia e si dilata, il tutto si concentra nelle espressioni silenziose dei personaggi che, per il tramite del loro movimento, quasi impercettibilmente comunicano i loro stati d’animo e mentali. Toccante e morbidamente persuasiva la scena di un caffè all’aperto, interamente giocata sulle tonalità del verde, che vive di trasparenze nelle onde emozionali e psicologiche. Un’insinuante sensibilità di vivace bellezza si materializza nel micro dipinto dei tre musicisti che suonano le chitarre: le loro identità, seppure sofisticamente delineate nei loro atteggiamenti, si mimetizzano con lo sfondo e appaiono quale un’estensione e un prolungamento della natura. Una ritualità diffusa affiora dalle opere di Vito amante della natura e della sua sacralità sensoriale e magica. Egli agisce da regista e attore nei suoi quadri di scena. Per concludere torniamo al tempo che dona il ritmo e la cadenza incisiva alle opere di questi artisti significativi : In Alissa è il tempo della riflessione sulla vita e sulle sue reliquie, Giuliana intuisce il tempo quale rivelatore di profonde verità solo in apparenza transitorie e infine per Vito il tempo è quello del teatro, del Sacro e del Mito che persegue la sua protezione e il suo rifugio nel quotidiano. Con Novalis da “I discepoli di Sais” condivido questo illuminante pensiero: “Questa ultraterrena voluttà del liquido e alla fine tutte le sensazioni piacevoli sono svariate dissoluzioni, moti di quelle acque primordiali dentro di noi”.

 

Giuseppe Ussani d’Escobar

 

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