Kou gallery presenta Eterotopie, mostra bipersonale di Margherita Cerioni e Abel Montefalchi, concepita per mettere in dialogo due serie di opere complesse e introspettive, che concorrono a delineare un dualismo a tratti complementare: la ricerca di Cerioni si articola attraverso prospettive idealmente siderali, mentre quella di Montefalchi si radica in una dimensione terrena e tangibile, legata alla mutevolezza dell’incarnato.
Il titolo richiama esplicitamente il pensiero di Michel Foucault e la sua riflessione sul rapporto tra utopia ed eterotopia, intesa come il suo simmetrico inverso. Con questo termine, il filosofo individua luoghi reali che si aprono su altri luoghi, instaurando con lo spazio circostante relazioni di sovrapposizione, riflesso e discontinuità. Eterotopico per eccellenza è lo specchio, nel quale ci vediamo là dove non siamo, all’interno di uno spazio irreale che si apre virtualmente dietro la superficie riflettente e che, al contempo, costituisce un luogo reale, connesso allo spazio che lo circonda.
L’esposizione si propone di mettere in relazione gli spazi sospesi e irripetibili in cui gli artisti ci introducono, senza che questa apertura implichi mai un’evasione dalla realtà. Se le utopie rimandano a luoghi privi di una localizzazione effettiva, le eterotopie si configurano come spazi reali, capaci di instaurare con il mondo relazioni altre, in cui la percezione si ridefinisce i confini tra dimensioni apparentemente distanti si fanno permeabili.
Entrambi gli artisti rivolgono la propria ricerca all’umano, individuando in esso una forza geologica capace di trasformare irreversibilmente la realtà circostante, e nei loro lavori indagano le tracce di questa mutazione, facendo emergere le stratificazioni attraverso cui il corpo e il paesaggio si imprimono reciprocamente.
Mentre Cerioni orienta verticalmente lo sguardo verso la suggestione di un cielo che si offre come possibilità di astrazione, rintracciando nel degrado del suolo urbano di Roma una sorta di asterismo capace di attrarre e disorientare, Montefalchi si concentra su una ricerca orizzontale della materia, mettendo in tensione la percezione attraverso le sovrapposizioni concrete dei dettagli della propria pelle e dei paesaggi naturali.
Due traiettorie differenti che, pur muovendosi in direzioni opposte, si incontrano nella capacità di restituire una realtà mutevole, in cui l’esperienza del corpo e quella dello spazio si riflettono e si ridefiniscono reciprocamente.


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