"Natura Madre" evento/conversazione in collaborazione con Anthony Lombardi e Giovanni Lauricella.
Il mio Open-studio accoglie anche alcune opere della mia Scuola.
«L'anima non è "dentro" di noi; siamo noi che, camminando in mezzo alla natura o nelle vie della città, camminiamo in mezzo all'anima. Non siamo noi ad avere un'anima, è l'anima che ci ha. L'inconscio non è dentro la testa, ma fuori, nel mondo. Noi siamo all'interno della psiche, non la psiche all'interno di noi.»
James Hillman, L'anima del mondo e il pensiero del cuore.
Prendo spunto dal pensiero di Hillman per proporre un tema che mi sta a cuore da molto tempo: le implicazioni che esistono fra natura e pittura, tema che percorre la mia opera e il mio insegnamento.
Hillman attacca la tendenza della psicologia moderna a "interiorizzare" l'anima, chiudendola dentro la scatola cranica o dentro l'ego del singolo individuo.
L'anima è una proprietà oggettiva del mondo stesso, abita non solo i fiumi e gli alberi, secondo la visione Romantica, ma anche le strade e le cose create dall'uomo.
In tale contesto, la natura non è un panorama bucolico da riprodurre, e meno che mai uno sfondo inerte, ma la manifestazione sensibile dell'anima stessa. La natura non "subisce" la nostra vista, essa si rende attivamente percepibile.
Lo stesso “problema ecologico" non è solo etico, politico e tecnico: è la nostra incapacità di vedere, che ci fa considerare la natura come una "risorsa morta" da sfruttare. Guardare un albero, un animale o persino una pietra e accorgersi che possiedono un volto, un'espressività e una propria dignità psichica che ci interroga, potrebbe essere una concreta soluzione.
La metafora del Giardino.
Per la mia pittura il Giardino non è semplicemente citazione, di Paradiso o di anima, ma è figura del mio ingresso in quel luogo speciale che è la Pittura.
Qui le forme esistono, grazie alla luce, attraverso le relazioni che le collegano. La composizione rende visibile la trama invisibile di queste relazioni, definisce gli elementi in quanto necessari l'uno all'altro.
La relazione è il fondamento della forma e il Giardino, come la pittura, è quella forma organizzata nella quale nulla è completamente isolato.
Qui l’unità si dà non come uniformità, ma come relazione tra differenze e il mio lavoro in questo Giardino consiste proprio nel condurre tale unità che già esiste in natura a una nuova unità.
Il Giardino è la pittura che ho scelta come strumento attraverso il quale il mondo concreto mi può manifestare la sua origine.
Il mio lavoro al suo interno, che mi è stato affidato non so come né quando né perché, consiste certamente nel riprodurre, però non direttamente la natura ma il suo sistema fondato sulle relazioni, dando vita a un'«armonia parallela».
Mi sforzo di essere un buon giardiniere: osservo, misuro, metto in rapporto, affondo o lascio emergere.
Certamente non creo la forma dal nulla, semplicemente accetto le condizioni per cui la forma possa manifestarsi, perchè il mio fine non è aggiungere una forma al mondo, ma rendere visibile la trama di relazioni attraverso cui il mondo prende forma.

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