DIMENSIONI INCROCIATE | 24 Ott-24 Nov 2026 | Rome Art Week

DIMENSIONI INCROCIATE

Dal 24 ottobre al 24 novembre 2026, al Mitreo III^ tappa di un'iniziativa internazionale che coinvolge: Galleria Konduktorownia - Częstochowa e Galleria Università Biblioteca UJK Kielce (Polonia) e Accademia di Belle Arti di Bari. Espongono 14 artisti

 

Mostra itinerante con artisti internazionali: Dimensioni Incrociate a cura di Katarzyna Ziołowicz  e Arkadiusz Sędek.

Espongono: Fabio Massimo Caruso (IT), Wojciech Domagalski (PL), Patrizia D'Orazio (IT), Anita Grobelak (PL), Jakub Matys (PL), Monica Melani (IT), Magda Milano (IT), Yener Pınarbaş (TR), Michel Pochet (FR), Arkadiusz Sędek (PL), Teresa Anna Ślusarek (PL), Grazia Tagliente (IT), Rafał Urbański (PL), Katarzyna Ziołowicz (PL).

 Date e luoghi:

Galleria Konduktorownia - Częstochowa (Polonia) dal 12 al 29 agosto 2026 – finissage;

Galleria Università della Biblioteca UJK di Kielce (Polonia) dal 01 settembre al 14 ottobre 2026 – finissage;

Galleria Mitreo-Arte Contemporanea a Roma (Italia) dal 24 ottobre - vernissage – al 24 novembre 2026 (https://www.mitreoiside.com/);

Galleria dell'Accademia di Belle Arti di Bari (Italia) –  dal 27 novembre - vernissage – al 12 dicembre 2026.

„Dimensioni incrociate” è un progetto artistico-scientifico che non si limita alla presentazione di un tema specifico, ma cerca di cogliere le strategie creative basate sul superamento dei confini del mezzo espressivo, della disciplina e dell’esperienza individuale. Il titolo del progetto diventa al contempo la sua categoria interpretativa: le dimensioni possono essere intese come sfere di compenetrazione di diversi ordini di realtà, in cui il materiale incontra lo spirituale, l’esperienza individuale si inserisce in un contesto culturale più ampio e il passato rimane presente nel presente, influenzando il modo in cui si progetta il futuro.

Non si tratta quindi di dimensioni parallele, isolate le une dalle altre. Al contrario: si intersecano, si sovrappongono e si condizionano a vicenda, creando un campo dinamico di significati. L’uomo contemporaneo opera contemporaneamente in molteplici realtà: materiale e simbolica, personale e sociale, reale e virtuale. L’arte diventa uno dei luoghi in cui questi ordini diversi possono essere messi a confronto, sottoposti a riflessione e, talvolta, integrati. All’invito a partecipare al progetto hanno risposto quattordici artisti provenienti da Polonia, Francia, Italia e Turchia, che rappresentano diverse tradizioni culturali, esperienze e modi di intendere l’arte.

L’obiettivo del progetto è mettere a confronto diversi approcci artistici e modalità individuali di interpretare il mondo materiale e spirituale, nonché le relazioni sociali considerate in una prospettiva storica e simbolica. La varietà degli approcci presentati dimostra che l’arte contemporanea non può essere racchiusa in un’unica formula. Accanto al linguaggio mimetico di interpretazione della realtà, coesistono l’astrazione, l’espressività, le pratiche concettuali, l’arte generativa, la fotografia, la grafica sperimentale e le azioni al confine tra pittura e performance. In molte realizzazioni il simbolo non è un elemento accessorio dell’immagine, ma uno strumento fondamentale per la costruzione del significato. Questa varietà di forme e linguaggi artistici non porta tuttavia alla frammentazione di una narrazione comune. Al contrario, rivela la possibilità di un dialogo tra modi diversi di percepire il mondo.

 

La dimensione materiale

La prima dimensione presa in esame è quella materiale — legata alla cultura materiale, all’oggetto, alla struttura, alla traccia del lavoro umano, alla tecnologia e alle proprietà della materia stessa. La materia non si presenta qui come un supporto neutro delle idee, ma diventa partecipe attiva del processo creativo, dotata di una propria memoria, di una storia e di significati culturali.

Nelle opere di Grazia Tagliente la materialità del mezzo si congiunge con l’osservazione della natura. L’artista, affascinata dalle possibilità offerte dalla grafica d'arte tradizionale, utilizza la stampa strutturale realizzata con matrici naturali e riprodotta su carta di cotone. La precisione del processo tecnologico assume un carattere quasi rituale, mentre l’azione in armonia con la natura diventa parte integrante della composizione. Il motivo della foglia — simbolo di crescita, rinnovamento e vita — viene sottoposto dall’artista a un’interpretazione personale. La sua delicatezza e la struttura traforata, ma anche la sua vulnerabilità al vento, rivelano il rapporto paradossale tra fragilità e forza. La natura diventa qui non tanto oggetto di rappresentazione, quanto spazio di riflessione sul ciclo della vita e della morte.

Anita Grobelak costruisce le sue tele attraverso la materia pittorica e l’intensità del colore. Le sue storie si collocano al confine tra realtà e sogno, dando vita a narrazioni fantastiche in cui il ricordo degli eventi storici viene rielaborato dall’immaginazione. La materia dell’immagine non serve solo alla rappresentazione: diventa un modo per custodire la memoria, trasformarla e riviverla.

Troviamo una dimensione diversa della materialità nelle opere di Jakub Matys, la cui ricerca si muove nell’ambito dell’arte generativa. L’artista traduce modelli matematici nel linguaggio delle forme visive, concentrandosi su «forme che esistono al di fuori dello spazio che possiamo vedere direttamente ed sperimentare. Il concetto diventa l'avvio di un processo in cui un modello astratto viene tradotto in un oggetto fisico. Le forme generate, la stampa 3D e una grafica peculiare che impiega uno stampo tridimensionale danno vita a una composizione in cui si incontrano l’ordine matematico, quello digitale e quello materiale. Si tratta di un esempio emblematico di intersezione tra le dimensioni: la forma che nasce al di fuori dell’esperienza sensoriale diretta viene infine condotta a un oggetto concreto e tangibile.

Patrizia D’Orazio, avvalendosi delle tecniche tradizionali della stampa calcografica — l’acquaforte e l'acquatinta — analizza i sistemi di linee, punti e piani. I contrasti grafici le consentono di costruire composizioni astratte nelle quali si possono cogliere echi di spazi effimeri, paesaggi industriali o frammenti di vita quotidiana ridotti a forme geometriche elementari. La tecnologia grafica tradizionale non costituisce tuttavia un limite, ma uno strumento del linguaggio contemporaneo dell'astrazione.

La dimensione spirituale

La seconda sfera è costituita dalla dimensione spirituale — lo spazio dell’introspezione, della memoria, del simbolo e della trascendenza. Si riferisce sia alla cultura spirituale, ai sistemi di credenze, ai miti e ai rituali, sia alle esperienze più intime: la ricerca di un senso, la perdita, la speranza, la nostalgia o il bisogno di contemplazione.

Nelle pratiche artistiche questa dimensione si manifesta spesso attraverso la metafora, l’allusione e la poetica della forma. L’immagine non trasmette un messaggio univoco, ma crea uno spazio in cui lo spettatore può confrontarsi con la propria esperienza.

Fabio Massimo Caruso fa riferimento all’eterna ricerca di un trait d’union tra ciò che è terreno e ciò che è perfetto — implicitamente divino. La forma dell’altare utilizzata dall’artista diventa un tentativo di unire simbolicamente questi due mondi. Particolare importanza riveste qui il cerchio — figura perfetta, chiusa, priva di inizio e di fine. L’opera non è solo un oggetto di contemplazione, ma un invito a un incontro intimo con la sua essenza.

Nei disegni di Katarzyna Ziołowicz il simbolo diventa uno strumento di ricerca dei legami invisibili tra il mondo materiale e quello spirituale. Il motivo del canto funge da segno effimero e immateriale di contatto — nostalgia di ciò che non c’è più, delle persone scomparse e dei momenti che custodiamo solo nei ricordi. Il disegno diventa così una testimonianza dell’assenza e, al tempo stesso, un tentativo di rievocarla attraverso l’immagine.

Magda Milano affronta la questione del senso del proprio percorso terreno. Il suo lavoro, definito dall’artista come un «manifesto del nichilismo», nasce dalla sua condizione esistenziale. La delicatezza dei mezzi formali impiegati crea un’interessante tensione con la gravità del tema trattato. L’immagine dell’artista si fonde con le forme della natura, offrendo un’ulteriore interpretazione dell’eterna domanda sul senso dell’esistenza e sulla ciclicità della vita.

Nell’opera di Michel Pochet il paesaggio costiero diventa uno spazio di nostalgia e di esperienza spirituale. Una vasta distesa di azzurro, un volto simbolico e piccole impronte lineari che suggeriscono la presenza umana costruiscono un’immagine intrisa di silenzio. La maestosità della natura finisce per sovrastare l’uomo, diventando quasi l’incarnazione del Creatore. La riva del mare di notte si trasforma nel santuario personale dell’artista — luogo di contemplazione, ma anche di confronto con la propria solitudine.

Da anni la pratica artistica di Monica Melani / MelAjna si concentra su composizioni metafisiche realizzate attraverso un metodo pittorico originale che si colloca al confine tra astrazione espressiva e performance. L’essenza di questo approccio consiste nel liberare le emozioni attraverso il libero fluire dei colori sulla superficie dell’acqua. Il processo creativo diventa un’esperienza di purificazione che richiama la funzione dell’arte nota fin dai misteri antichi: la possibilità di trascendere l’esperienza quotidiana e sfiorare per un istante la sfera del sacro.

La dimensione relazionale-temporale

La terza dimensione — quella relazionale-temporale — comprende l’area di intersezione tra passato, presente e proiezione futura. È lo spazio delle rapporti tra l’individuo e la comunità, la memoria personale e quella collettiva, la tradizione e la contemporaneità. In questa dimensione l’opera d’arte diventa un luogo di negoziazione dei significati, in cui si incontrano diverse narrazioni, esperienze e modi di conoscere la realtà.

Wojtek Domagalski affronta il tema della memoria storica attraverso il mezzo fotografico. Da un lato la fotografia appare come una fredda registrazione di un determinato momento; dall’altro è un documento capace di custodire emozioni e storie leggibili soprattutto da coloro che sono legati alle persone e agli eventi ritratti. L’uso dell’emulsione d'argento trasforma la fotografia in una sorta di enigma, un rebus visivo il cui significato non si svela immediatamente. L’immagine diventa veicolo della memoria familiare: le persone ritratte non ci sono più e non possono raccontare la loro storia, eppure la loro presenza alimenta il senso di continuità dell’esistenza.

Arkadiusz Sędek adotta una strategia diversa, analizzando il problema dell’identità contemporanea. A differenza dell'approccio documentaristico di Domagalski, Sędek non si concentra tanto sulla conservazione delle tracce del passato, quanto piuttosto sull’esplorazione del confine tra verità e finzione. Cosa desidera svelare e cosa celare l’uomo contemporaneo? In che misura l’immagine che costruisce rappresenta il suo vero «io» e quanto è frutto di una narrazione destinata agli altri? L’identità diventa qui una costruzione soggetta a continue negoziazioni.

Anche Yener Pinarbaş riflette sulla condizione umana e sulla sua presenza temporanea nel mondo. L’artista impiega la luce solare per imprimere immagini tridimensionali di persone sulla superficie del tessuto, creando ritratti onirici e bidimensionali. L’esposizione prolungata provoca lo scolorimento della trama, lasciando sulla superficie un’impronta che è al contempo traccia di presenza e testimonianza del tempo che passa. Il processo tecnologico si fa metafora del tempo: l’immagine si genera proprio in virtù della graduale trasformazione della materia.

Rafał Urbański affronta a sua volta il tema della condizione umana contemporanea, mettendo a confronto il mondo reale e quello virtuale. L’artista evidenzia le conseguenze di quel dualismo che permette all’uomo di creare identità fittizie e di muoversi in uno spazio informativo la cui veridicità resta difficile da verificare. È interessante, in questo contesto, l’uso della simbologia mutuata dalla pittura barocca. Il motivo del teschio, che richiama la tradizione della vanitas, ricorda la caducità e la fragilità dell’esistenza — valori che nella realtà virtuale perdono facilmente la loro tangibilità.

Teresa Anna Ślusarek trasporta lo spettatore in un universo di fantastiche forme cibernetiche, create con una tecnica grafica originale. Le sue opere aprono alla possibilità di penetrare in spazi sconosciuti e intraprendere viaggi immaginari. Il carattere industriale degli oggetti si fonde con elementi biologici, dando vita a ibridi a metà strada tra natura e tecnologia. Il tempo qui non è soltanto una categoria cronologica, ma si fa spazio di attraversamento in cui passato, presente e futuro coesistono.

Intersezioni

La combinazione di queste pratiche così diverse dimostra che „Dimensioni incrociate” non è una mostra improntata a un’unica estetica condivisa. La sua coerenza non deriva dalla somiglianza delle forme, ma dalle tensioni tra i diversi modi di intendere la realtà. La grafica tradizionale si incontra con la stampa 3D e l’arte generativa; la fotografia documentaria si scontra con la costruzione dell’identità; il paesaggio si trasforma in uno spazio metafisico di contemplazione, mentre la materia si fa traccia di memoria.

L’interdisciplinarità del progetto si rivela proprio in questi punti di intersezione — laddove il linguaggio delle arti visive dialoga con la scienza, la filosofia, l’antropologia, la tecnologia o l’esperienza personale. Non si tratta di compilare un catalogo di pratiche eterogenee, ma di mostrare come l’arte contemporanea si sviluppi superando i confini e intessendo nuove relazioni tra ambiti apparentemente distanti.

In questo senso, „Dimensioni incrociate” non è solo il titolo del progetto, ma la sua stessa metodologia. Ciascuna delle opere presentate costituisce un tentativo di trovare la propria collocazione tra visibile e invisibile, materiale e spirituale, personale e collettivo, reale e immaginario. L’incontro tra artisti provenienti da contesti differenti dimostra infine che la diversità non conduce necessariamente all’isolamento, ma può diventare l’innesco di un dialogo profondo.

Il mondo contemporaneo, sempre più omologato, ha un urgente bisogno di simili spazi di incontro. L’arte non risolve le fratture esistenti, ma consente di vederle, nominarle e viverle con uno sguardo nuovo. Diventa uno spazio di negoziazione dei significati e uno strumento di comunicazione che travalica i confini linguistici, geografici e culturali.

 

„Dimensioni incrociate” lascia dunque lo spettatore non tanto con una risposta, quanto con un interrogativo sulla propria collocazione tra questi mondi. Poiché è forse proprio nel punto esatto della loro intersezione — tra materia e spirito, memoria e presente, realtà e immaginazione — che si custodisce l’esperienza dell’uomo contemporaneo.

 

Organizzatori

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