Forma Urbis riprende e sviluppa il percorso curatoriale avviato nel 2025 con Forma Abitata, spostando la riflessione dalla dimensione dello spazio vissuto a quella, più ampia e stratificata, della città.
Forma Abitata nasceva all’interno di un hotel, uno spazio per sua natura attraversato, occupato temporaneamente, abitato e poi lasciato. Il progetto interrogava la relazione tra opera, corpo e luogo, strizzando l’occhio a quella tensione tra materia, presenza e spazio che attraversa la ricerca di Jannis Kounellis: l’opera non come oggetto isolato, ma come presenza capace di modificare il luogo e, al tempo stesso, di esserne modificata.
A un anno di distanza cambia lo spazio e, con esso, cambia la scala dello sguardo.
Forma Urbis approda nel centro storico di Roma, in Via della Reginella, a pochi passi dal Teatro di Marcello, in un tessuto urbano nel quale le epoche non si succedono semplicemente, ma convivono, affiorano e continuamente si sovrascrivono. Se nella precedente esperienza curatoriale era lo spazio interno a essere “abitato” dall’opera, ora è la città stessa a diventare dispositivo concettuale della mostra.
Il titolo richiama la Forma Urbis Romae, la monumentale pianta marmorea severiana sulla quale la città veniva tradotta in segno, incisa e ricomposta attraverso la rappresentazione dei suoi spazi. Di quella mappa ci sono giunti frammenti: porzioni di una totalità perduta che continuano, proprio nella loro incompletezza, a restituire l’immagine di una città.
È nella tensione tra frammento e insieme, permanenza e trasformazione, memoria e presente che si colloca il progetto.
Forma Urbis non chiede agli artisti di rappresentare Roma. La mostra è volutamente a tema libero. Roma non è il soggetto delle opere, ma il luogo — fisico e simbolico — nel quale linguaggi, provenienze e ricerche autonome entrano temporaneamente in relazione.
Pittura, fotografia, scultura, grafica, arte tessile, gioiello d’artista, installazione e video art diventano così frammenti di una geografia contemporanea: non parti destinate a ricostruire un’immagine unica, ma presenze differenti che conservano la propria autonomia e che, nell’esposizione, condividono per un tempo lo stesso spazio.
Dalla forma abitata alla forma della città, il percorso si amplia senza interrompersi. Lo spazio cambia, la domanda rimane aperta: quale forma assume un luogo quando viene attraversato dall’arte?
In occasione del Rome Art Week 2026, Roma accoglie queste differenze e le mette in relazione.
Roma non è il tema. È il punto di convergenza.
Ilaria Giacobbi
SCHEDA MOSTRA IN AGGIORNAMENTO


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