Una nuova vita arriva in una realtà che non è perfetta, così come nessun tempo lo è mai stato. Ogni generazione ha conosciuto guerre, crisi, paure, trasformazioni e incertezze. Eppure ogni generazione ha continuato a costruire, creare, amare, immaginare e trasmettere. Chi nasce riceve un'eredità, ma non è destinato semplicemente a conservarla. Potrà modificarla, attraversarla, contraddirla, trasformarla. Nessuno può sapere in anticipo quale sarà la sua strada.
Nascere contiene così un atto di fiducia. Vuol dire accogliere qualcuno senza sapere chi diventerà e riconoscere che ciò che verrà non è ancora scritto. Viviamo in un'epoca che ha ampliato enormemente le nostre possibilità. La scienza, la tecnologia e la conoscenza hanno trasformato il modo in cui viviamo, comunicando, curando, producendo, viaggiando e creando con una velocità che fino a poco tempo fa sarebbe sembrata impossibile.
Ciò che possiamo fare vale davvero la pena di essere fatto?
Da questa domanda nasce l'idea di un progresso etico, capace di accompagnare l'innovazione con una maggiore attenzione alla persona, alla qualità della vita e al mondo che lasceremo a chi verrà dopo di noi.
Pensare al futuro significa anche pensare all'accoglienza. Accogliere una nuova vita vuol dire fare posto a qualcuno che ancora non conosciamo. Nessuno può stabilire in anticipo chi sarà una persona, che cosa penserà, che cosa amerà, quale strada sceglierà. Forse è proprio la libertà di non poter prevedere tutto che dovremmo imparare a preservare. Non la certezza di sapere come sarà il domani, ma la possibilità di lasciarlo aperto.
È qui che la natalità incontra l'arte. Anche un'opera nasce dall'incontro tra ciò che già esiste e qualcosa che ancora non c'è. L'artista parte dalla materia, dalla memoria, dall'esperienza, dalla storia e dal proprio tempo, ma attraverso il gesto creativo può far emergere una forma nuova.
L'opera d’arte può modificare il nostro modo di guardare, mettere in discussione ciò che consideriamo acquisito, rendere visibile ciò che prima non avevamo visto. Può aprire una prospettiva inattesa e portare nel presente qualcosa di nuovo.
La nascita e la creazione artistica si incontrano così nella possibilità di dare forma all'inedito.
È da questa relazione tra nascita, futuro e creazione che prende forma “Si nasce ancora”,
una mostra che riunisce gli artisti Anna Cesarini, Antonio La Rosa, Armando Di Nunzio, Cleonice Gioia, Davide Cocozza, Graziella Buccini, Giovanni Trimani, Luigi Notarnicola, Monica Vanno, Nino De Luca, Pennyboy, Prisca Tozzi, Stefano Trappolini, Uter, Valeria Magini, Vittorio Pavoncello, invitati a confrontarsi con questi temi attraverso le loro opere.

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