L'inventiva tenace
di Gianluca Tedaldi
“La tradizione del nuovo” è il titolo di un celebre saggio di Harold Rosemberg pubblicato oltre sessant’anni fa, ormai divenuto un'espressione efficace per definire il criterio che, quasi inconsapevolmente, guida all’elezione di qualche opera artistica nella considerazione dello spettatore.
Poche parole per introdurre una personalità senza dubbio poliedrica, considerata sotto l'ottica della sua produzione incisoria.
Riccardo Bertolotti si avvicinato alla calcografia dopo aver percorso, sempre con appassionata partecipazione, vari versanti della cultura contemporanea che hanno lasciato in lui – oltre a tracce profonde – anche l'esigenza di non transigere con la qualità della “manifattura”.
Può apparite insolito che questo termine sia applicato a chi ha lungamente praticato la didattica accademica nell'ambito della semiologia; e ancor più se si tiene conto che da molto tempo Riccardo Bertolotti coltiva con passione la lettura poetica.
In realtà, attraverso le diverse prove da lui offerte, ci sembra di poter distinguere chiaramente il grande rispetto, si potrebbe dire l'affetto, per ciò che è il versante “artigianale” di qualunque disciplina. Quasi a voler chiamare in causa le mani stesse (protagoniste ovviamente delle opere figurative) anche nel lavorio costruttivo di concetti o prose, oppure versi. La mano, quasi una seconda mente tra le propaggini del corpo, collabora, ispira, guida. Diventa essa stessa un fare che, proprio perché liberato dallo schematismo vincolante di ciò che chiamiamo “sola ragione”, accompagna il protagonista in quest’avventura creativa, rivela all'autore stesso i tanti aspetti della sua identità.
Un breve carrellata dei suoi fogli di stampa può meglio chiarire queste premesse.
Le opere di fedele ripresa dal vero sono ricche di una narrazione che non si serve dell'aneddoto ma solo di episodi grafici: dalla pressione del chiaroscuro sulla forma della modella, allo sfondo che tutto accoglie e trasfigura grazie anche al segno vibrante.
Nei paesaggi invece il disegno è ariosamente sobrio, sembra cercare un equilibrio nell'inconsapevole e sapiente disordine della Natura.
È qui – sin da questi primi esempi – che l'accenno di apertura alla varietà intesa come virtù si trova esemplificato e tradotto in termini attuali.
Se si volesse avere una prova più certa basterebbe considerare le nature morte dove la scelta degli oggetti è già da sola una sfida al conformismo: a volte ossa, in altri casi raffigurazioni al limite dell'onirico con personaggi di un teatro inquietante.
Altro motivo spiazzante è la sfida all'antico (in particolare al mostro sacro dell'acquaforte, Rembrandt): la Crocifissione col gesto del san Longino ha corrusche tenebre e folgori improvvise che dichiarano il barocco come nume tutelare.
Nei ritratti si cambia ancora: forse Chardin? In quella malinconia tutta raccolta delle espressioni concentrate si sente il riserbo di chi si offre allo sguardo dell'artista trattenendo per sé il suo mistero.
Riccardo Bertolotti ha anche un versante umoristico che, come si sa, è raro nell'arte pura, a meno che non si voglia intendere quella espressamente comica o caricaturale. Dalle sue lastre di piccole dimensioni sorgono strani epigrammi, garbati paradossi o deformazioni che sembrano nascere da una frase estemporanea come in certi brani di Achille Campanile...
Che più?
Un'ultima escursione nell'ambito di modi e stili tuttavia ben radicati nella nostra cultura: le scene corali, il racconto di vicende o situazioni nelle quali un teatro potrebbe aver luogo e dove si individuano personaggi, movimenti, ambientazioni sia verosimili sia profondamente fantastiche.
In conclusione, forse l'incipit con la sua allusione a una tradizione del nuovo non è del tutto calzante rispetto alla versatilità di Bertolotti; nel suo caso si potrebbe meglio palare di una ricapitolazione del possibile in termini di ciò che può offrire un esercizio grafico. Tecnica che, sin dalla sua invenzione, ha avuto la vocazione a comunicare.
Ecco, quest'ultima è forse la parola che meglio sintetizza la vocazione profonda di Riccardo Bertolotti.

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