In arte ogni giorno

Forse un mattino andando in un’aria di vetro

Forse un mattino andando in un’aria di vetro

CONSULTA DEGLI STUDENTI

DELL’ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI ROMA

Forse un mattino andando in un’aria di vetro

a cura di Helga Marsala e Gabriele Simongini

La mostra rimarrà aperta al publico per visitare dal Marted' 10 Ottobre fino al Sabato 21 Ottobre, dalle ore 10:00 fino alle 18:00.

Accademia di Belle Arti di Roma Piazza Ferro di Cavallo
Aula Colleoni, Aula 4

 

  • APERITIVO E LIVE SET

Nel corso dell’opening appuntamento nel cortile interno dell’Accademia, all’ora dell’aperitivo, con un live set sonoro di Federico Paganelli e Riccardo Gasparini: electronics e chitarre, per un viaggio improvvisativo fra atmosfere dilatate, suoni evocativi, astrazioni mnemoniche, tessiture rarefatte.

 

  • LA MOSTRA

Curata dai docenti Helga Marsala e Gabriele Simongini, la mostra nasce su iniziativa della Consulta degli Studenti. Quindici i nomi individuati tramite bando da una commissione interna: Giulia Carioti, Zhaoyan Chen, Ivo Cotani, Marco Eusepi, Vito Gara, Michael Mancini, Salim Mir Alaiee, Tommaso Moretti, Carla Pasqualucci, Flavio Orlando, Gianmarco Savioli, Angelica Speroni, Nastasya Voskoboynikova, XiHan Zhang, Damianos Zisimou.

Il titolo è lo stesso di una celebre poesia di Eugenio Montale, tratta dalla raccolta “Ossi di seppia”. Un’immagine dalla forte connotazione visiva, che è anche il verso d’apertura delle due quartine in rima alternata.

Forse un mattino andando in un’aria di vetro, arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo: il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto alberi case colli per l’inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me ne andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

Il racconto di una rivelazione, nel cuore di un mattino di cristallo: il mondo intorno si dissolve, le cose implodono e la sostanza del mondo svapora come nebbia. Ed è poi su uno schermo ideale – piano concettuale, poetico, filosofico, immaginativo – che riaffiorano i luoghi e forme, gli oggetti e il paesaggio, ma in una veste nuova. La realtà s’è fatta ombra, proiezione illusoria, sogno e inconsistenza.

Con tutto il disorientamento e la malinconia sprigionati dall’intensa penna montaliana, si tratteggia questa piccola esperienza metafisica, divenuta qui suggestione comune tra i lavori dei giovani artisti. Tutte opere in cui, in qualche modo, resta protagonista l’esperienza della dissolvenza, della trasmutazione, della frammentazione.
 
  • GLI ARTISTI

    Tra pittura, fotografia, installazione, video, suono e incisioni, la mostra si articola come un percorso fatto di assenze e di proiezioni, di residui, vuoti, mutazioni.
    Un libro bianco e muto, da cui le parole sono scivolate via, si sfalda nella progressione di una grammatura sempre più sottile (Speroni). La vita di un uomo anziano è un flashback che scorre rapido, prima della morte, mentre le immagini mentali si traducono in una partitura elettronica (Zhang). Una piccola veduta rurale si congela nella luce adamantina della primavera, tra il verde e l’azzurro che si incastrano e quasi si fondono in una pasta liquida (Orlando). L’avventura lirica del colore, spinta verso l’astrazione, intercetta le linee invisibili del paesaggio e le modulazioni sentimentali dello sguardo (Eusepi). Virtuosismi in punti di matita, immaginando creature mutanti, figlie di una mitologia contemporanea (Moretti). Un corpo coincide con la propria ombra, essendo spettro, presenza in movimento, annuncio di un’assenza (Pasqualucci). Fotografie di scolaresche riportate su tela, con la storia del popolo cipriota che affiora tra i volti lividi, indistinti: la memoria individuale si polverizza nell’identità collettiva (Zisimou).

    E ancora centrini di merletto, come micro reperti del quotidiano, divenuti timbri cromatici immateriali (Carioti). Un pezzetto di prato su una parete è tutto ciò che resta: il paesaggio intorno è scomparso, contratto in una zolla (Gara). Un omaggio a Piet Mondrian, in forma di oggetto di design, e alla sua straordinaria ricerca sulla sintesi plastica e la forma astratta (Mancini). Paesaggi al crepuscolo e sentieri innevati, nella finezza del segno bruno e del vuoto candido fra la lastra e la carta (Voskoboynikova). Riflessioni sul nero, nell’ossessione di superfici monocrome, macchie sul foglio, segni nello spazio urbano, lasciando che tutto si faccia seduzione luttuosa, sintassi del vuoto (Savioli). Still life imbevuti di decostruzioni novecentesche, assottigliando la realtà nell’esercizio della pittura (Cotani). Un tentativo di misurazione del tempo e dello spazio, nell’utopia di una macchina sonora che scandisce il cammino (Chen).
    Infine, allestita nella project room dell’Aula 4, la video-installazione di Salim Mir Alaiee: l’esperienza di una passeggiata in bicicletta si trasforma in un percorso intangibile, registrando solo l’ombra del ciclista e il rettangolo di cielo sopra la sua testa. La città intorno è fuori dal campo visivo, sparita, esclusa dal ricordo, mentre – nella ricostruzione scenica – il cielo si proietta sul pavimento e l’ombra rivive su uno schermo.

    INFO

eventi@abarm.it

www.accademiabelleartiroma.it

www.romeartweek.com


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