Mostra fotografica di Andrea Colarieti e Barbara Sanna Murgia.
Ci sono storie che possono essere spiegate con le parole.
Altre che necessitano di essere raccontate attraverso le immagini.
La mostra nasce dalla collaborazione tra Andrea Colarieti e Barbara Sanna Murgia, e racconta una storia vera, personale, faticosa e dolorosa: quella di una donna che è sopravvissuta alla violenza del proprio compagno, che l'ha aggredita brutalmente fuori dalla sua casa, lasciandola a terra e scappando.
Ma questa mostra non vuole raccontare soltanto la violenza.
Vuole raccontare il prima.
Chi è rimasto, il dopo.
La mostra inizia con gli autoritratti realizzati da Barbara prima dell'aggressione.
Immagini intime, quotidiane, attraverso le quali il visitatore entra progressivamente nella vita di una donna, madre, fotografa.
Uno spaccato di normalità, il ritratto di una persona prima che la sua storia venisse dirottata.
Il racconto prosegue con gli autoritratti realizzati da Barbara immediatamente dopo l'aggressione.
Qui le fotografie diventano testimonianza. Nessuna ricostruzione. Ma il documento di ciò che è accaduto e delle tracce che la violenza ha lasciato sul corpo e nella mente di una donna.
Una finestra aperta su questa storia, senza filtri, attraverso lo sguardo di chi l'ha vissuta sulla propria pelle.
L'ultima parte della mostra è affidata agli scatti di Andrea.
Qui lo sguardo cambia e la fotografia diventa incontro, risolutezza.
Barbara non viene più raccontata attraverso ciò che le è stato fatto, ma attraverso ciò che è oggi.
Le fotografie di Andrea raccontano una donna che ha trovato la forza guardare in faccia la realtà, di denunciare il proprio aguzzino, di proteggere e portare in salvo sua figlia e di riprendere in mano la propria vita.
La mostra diventa così l’ultimo capitolo temporale di un viaggio che partendo da un idillio illusorio conduce alla consapevolezza, dal pericolo alla libertà, dalla sopravvivenza alla rinascita.
Non è solamente una mostra sulla violenza.
Le immagini di Barbara testimoniano ciò che è stato.
Quelle di Andrea raccontano ciò che è e può ancora essere.
Due fotografi, due linguaggi fotografici diversi.
La mostra vuole essere anche un invito a guardare oltre l'immagine della vittima.
Perché una donna che ha subito violenza non è soltanto ciò che le è accaduto.
È anche quello che era prima.
Ma soprattutto quello che ha scelto di essere dopo.
È la vita che in qualche modo continua.
E, qualche volta, ricomincia proprio da uno sguardo.

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