ALLORA MI SONO FATTA SASSO | Personale di Manuela Scannavini | 19-31 Ott 2026 | Rome Art Week

ALLORA MI SONO FATTA SASSO | Personale di Manuela Scannavini

Fermarsi, raccogliersi e mettersi in ascolto, per aprirsi all’incontro con l’altro. È l’invito di «Allora mi sono fatta sasso», la personale di Manuela Scannavini a Pian dé Giullari. Aperta al pubblico fino al 31 ottobre

ALLORA MI SONO FATTA SASSO | Personale di Manuela Scannavini

Dalle note al segno, il viaggio di Manuela

Che cosa accade quando una musica diventa emozione? Per Scannavini la scoperta delle composizioni del maestro Carmelo Travia, molte delle quali legate al cinema, nate per creare atmosfere e strati emotivi, ha acceso un processo creativo che dal suono approda al segno e alla pittura. Negli otto pannelli dipinti di “Quando il suono si fa segno”, il ritmo si traduce in pulsione: il pubblico potrà ascoltare attraverso un QR code la traccia musicale che ha accompagnato il lavoro e vedere il video che ne è nato, con ideazione e opere pittoriche di Scannavini, regia di Jacopo Brucculeri, direzione della fotografia di Lorenzo Lattanzi, coreografia di Giulia Rosolin che per l’occasione ha preparato la ginnasta Sofia Biancari. Il dialogo tra i linguaggi coinvolge qui anche il corpo e il movimento. In esposizione anche le fotografie del backstage del video, realizzate da Ilaria Turini e stampate in fine art su carta pregiata. Davanti all’installazione, il grande quadro de “La farfalla”, che insieme all’altra grande tela presente, “Colgo un fiore per ogni nota spesa”, raccontano la forza generativa dell’emozione.  Il risveglio, in questa tela,  ha i colori della natura, come il rosso delle bacche: “E quando l’emozione invade con un rosso troppo denso lo accolgo lo argino e colgo un fiore per ogni nota spesa”, scrive l'Artista.

Sassi, libri, nuove corrispondenze

Anche un sasso può mettere in moto l’immaginazione. L’incontro con il libro “I Sassi” di Giulio Marzaioli (Tic Edizioni, 2021) suggerisce a Scannavini una figura da abitare: “Il sasso come elemento dentro il quale stare, come rifugio”. Da questa corrispondenza nascono il titolo della mostra e un dialogo tra scritti e incisioni. Al vernissage è stato presentato presentato per la prima volta – ed esposto nella sola giornata del 20 ottobre, per poi raggiungere un altro spazio della Rome Art Week – il suo primo Libro d’artista, un leporello con linoleografie su carta giapponese. Lo accompagnano i «Libricini in tasca: sassi tra “I Sassi”, con testi tratti dal libro di Giulio Marzaioli per i disegni di Manuela Scannavini, su carta Aralda. Un QR code anche qui rimanda alla lettura che Marzaioli fa del suo testo, dove emerge cosa sia per lui il “sasso”. Oggetto inanimato eppure in qualche modo superiore all’Uomo stesso, presente prima e dopo il suo passaggio. Proprio questo pensiero dell’autore è ciò che condivide Manuela Scannavini, usa riflessione sul tempo, sulla stratificazione del sasso.  Scrive Marzaioli: “L’utilizzo che l’uomo fa dei sassi, denota sempre una presunta superiorità, del tutto ingiustificata. I sassi erano prima della comparsa e saranno dopo la scomparsa dell’uomo sulla terra Anche soltanto tale circostanza dovrebbe far riflettere”. E poi in mostra pitture, incisioni, puntesecche, monotipi e prove d’artista a restituire una ricerca artistica lunga vent’anni nutrita da curiosità e collaborazioni,

La natura come interlocutrice

Nel suo testo critico, la storica dell’arte Eugenia Querci individua nella ricerca di Manuela Scannavini un bisogno profondo di ascolto: l’arte permette di esplorare la propria interiorità, portare alla luce ciò che rende ciascuno unico e aprirlo all’incontro con gli altri. Le opere restituiscono così un percorso personale che diventa esperienza condivisa. La curiosità, la ricerca di corrispondenze e una socialità capace di generare nuove idee attraversano la pittura e ne alimentano le trasformazioni.

In questo cammino la natura assume il ruolo di interlocutrice privilegiata. Entra spesso concretamente nelle tele attraverso frammenti di tessuto, fibre naturali, fili di lana, gocce di resina, foglie e semi, dando alla superficie una forte consistenza tattile. Materie che invitano lo sguardo a soffermarsi e a riconoscere affinità tra il corpo e il paesaggio: nelle opere di grandi dimensioni, osserva Querci, i tronchi degli alberi richiamano la figura umana attraverso un’assonanza suggerita, senza una rappresentazione esplicita. Il respiro, i confini, l’introspezione e la maternità affiorano come temi di una riflessione che mantiene una dimensione relazionale, aperta alla presenza dell’altro. Nei lavori più recenti, questa fisicità si trasforma. La materia lascia spazio a una pittura più lieve, attraversata da trasparenze e trame quasi evanescenti. Il bianco domina la superficie, scandito da pennellate nere, segni e isolate accensioni cromatiche: la natura, nella lettura di Querci, diventa progressivamente visione. È un passaggio che accoglie anche l’incertezza e la malinconia e nel quale il dipingere assume una funzione pacificatrice. Il gesto pittorico attraversa l’inquietudine e cerca un equilibrio, offrendo al pubblico un tempo di attenzione e raccoglimento. Come col bianco della neve e del suo silenzio, nell’attesa della primavera: una chiave per avvicinarsi alla mostra e riconoscere, nella quiete delle opere, una possibilità di trasformazione.

Pian dé Giullari 

Laboratorio dell’«Associazione per la regolarità», Pian dé Giullari collabora con la Rome Art Week dal 2021. Qui artisti, scrittori e poeti si ritrovano intorno alle idee. Ora la porta si apre sul mondo di Manuela Scannavini: un invito a lasciarsi incuriosire, a scoprire i suoi paesaggi interiori, a condividere uno sguardo e a ritrovare, nell’incontro con l’arte, il piacere di scoprire una Roma diversa e vitalissima. Potrà capitare in questi giorni qui di imbattersi in un saluto a Fausto Delle Chiaie all’interno della galleria, “Ciao Fausto!”. Il testo nasce dalla considerazione che questa mostra è la prima occasione che non vede in qualche modo coinvolto e presente l’Artista recentemente scomparso, grande Amico di Carlina ed Andrea Bottai, che a lungo ha lavorato all’interno di questo laboratorio, vi ha incontrato – insieme alla compagna, l’artista irlandese Noreen O’Dwyer – altri artisti e, naturalmente, il suo pubblico. 

Organizzatori

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