Rosso Mantis esplora il rapporto tra percezione, conoscenza e rappresentazione, interrogando il confine tra realtà e interpretazione. Il titolo unisce il rosso, colore del sangue, della materia e della trasformazione, alla mantide, creatura enigmatica sospesa tra immobilità e azione, contemplazione e aggressività. Da questo incontro nasce una figura simbolica che mette in discussione le nostre certezze e il modo in cui attribuiamo significato al mondo.
Il morso al dito, origine dell’esperienza, diventa una frattura nella percezione quotidiana: un contatto improvviso con l’ignoto che trasforma una sensazione fisica in interrogativo filosofico. La mantide rossa si configura così come presenza ambivalente, capace di suscitare attrazione e repulsione, rivelando la tensione tra ciò che osserviamo e ciò che proiettiamo sulle cose.
La rappresentazione artistica non si limita a riprodurre la realtà, ma la interpreta e la trasforma. Attraverso l’immagine, l’esperienza individuale si emancipa dalla sua origine e diventa uno spazio di riflessione sull’incertezza della conoscenza e sulla natura delle nostre percezioni.
Rosso Mantis è dunque un’indagine sul potere del simbolo: il rosso e la mantide si incontrano in un’immagine che resiste a una definizione univoca, sospesa tra materia e significato, istinto e pensiero. L’opera non offre risposte definitive, ma invita a sostare nell’ambiguità, là dove l’arte rende visibile ciò che la ragione non riesce interamente a spiegare.

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