"Bucato Mondo" di Ugo Spagnuolo della serie ugo-centrifugo, espande la poetica relazionale attraverso un dispositivo multimediale d'impatto. L'installazione traspone la complessità geopolitica contemporanea dentro un elettrodomestico concettuale: un cubo-lavatrice sulla cui superficie viene proiettato un oblò. All'interno di questo perimetro prende vita un moto vorticoso in cui il percorso dell'artista si fa ironicamente centrifugo, iscrivendo l'opera nella dimensione dell'arte come gioco. Evocando le classificazioni di Roger Caillois, l'installazione attiva questa volta la categoria dell'ilinx: la vertigine e lo smarrimento basati sul perdersi e sull'inebriarsi. Questo vortice cinetico oscilla tra la fascinazione rituale — simile a una trance mistica come le rotazioni ossessive dei dervisci — e la sua deriva deteriore, ovvero il brainwashing mediatico. Nella spirale si succedono i simulacri del potere globale, da Trump a Netanyahu, alternati a frammenti di memoria, mentre l'azione purificatrice del risciacquo si fonde con una colonna sonora stratificata e distorta. Il rumore meccanico si impasta con le voci di un popolo assuefatto, pronto ad acclamare il Nerone di turno in un cortocircuito che richiama la satira di Petrolini. Il titolo stesso gioca sulla dualità del termine: "bucato" come rito per mondare il male del presente, ma anche come Terra ferita e logorata dai conflitti. Il pubblico, invitato a guardare il mondo da questo oblò, viene infine travolto dall'immersione sensoriale fino a farsi centrifugare a sua volta.

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