Il ritorno da Kashgar | 23-25 Ott 2026 | Rome Art Week

Il ritorno da Kashgar

Una mostra fotografica allestita presso il book bar "Una Riunione per Momento" nella città antica di Xinchang a Shanghai, approda a Roma presso l'A.C. L'Espressione per la Rome Art Week 2026.

Il ​Ritorno da Kashgar:  il mondo  gentile

 

​Lo Xinjiang è una promessa di viaggio nata tra me e un gruppo di amici nel 2020.

Quell’anno, durante un viaggio in auto lungo il Grande Anello Qinghai-Gansu, ci dicemmo quasi per caso che un giorno avremmo visitato il Sud dello Xinjiang. Il tempo scorre in fretta: sono già trascorsi sei anni.

​Questo settembre sono rientrata a Shanghai da Roma. È bastato un messaggio su WeChat, una breve telefonata vocale, e quella promessa fatta tanti anni fa si è concretizzata all'istante. 

Siamo partiti da Shanghai volando direttamente a Kashgar, per raggiungere quell' antica città delle Regioni Occidentali con più di duemila anni di storia.

​Nella centenaria sala da tè, una teiera di tè alla rosa emana un tepore avvolgente. Quattro viaggiatori provenienti da ogni angolo del paese siedono in tranquillità, ascoltando la gente del posto suonare il rawap. La melodia, semplice e profonda, scorre lentamente attraversando i vicoli e il tempo, facendo distendere e oscillare ogni cellula del corpo. Lo zucchero di canna dorato nel tè si scioglie con delicatezza, mentre l'aroma riempie l'intera stanza. Sulle pareti sono appesi qua e là i cappelli tradizionali delle minoranze etniche: i motivi bianchi su fondo verde hanno perso la brillantezza di un tempo, ma conservano l'umanità più toccante. Da un lato, un tappeto dai bordi e dai disegni rossi, vivido e sereno al tempo stesso, avvolge con dolcezza il calore della città antica. La brezza filtra dalla finestra, la luce soffusa accarezza i tavoli e l'intera città vecchia sembra rallentare il suo ritmo.

​Le vie del centro antico sono vibranti di vita quotidiana, mentre l’aroma del nang sfornato secondo tradizioni tramandate da generazioni si diffonde ovunque. I giovani artigiani impastano, pesano e dividono la pasta a ripetizione, con cura e straordinaria maestria. Sono proprio questi istanti autentici, semplici e vivi di umanità a spingermi a sollevare la macchina fotografica ancora e ancora, per immortalare la quotidianità più autentica del Sud dello Xinjiang.

​Abbiamo noleggiato un’auto per andare a Tashkurgan, per un’escursione di tre giorni e due notti. Lungo il tragitto, il Lago di Sabbia Bianca appare limpido e trasparente, le montagne glaciali e sacre si ergono silenziose e le vaste zone umide si estendono a perdita d'occhio. Le vette innevate ora ci si parano davanti, ora ci accompagnano lungo il cammino. Una bellezza del genere non si può descrivere a parole: meravigliati ed entusiasti, inseguiamo il paesaggio attraverso l’obiettivo, mentre il cuore si spalanca a questa immensità selvaggia. Troppa bellezza, tuttavia, non si può racchiudere in un rullino: e così mettiamo da parte l’attrezzatura, lasciamo che il vento dell’altopiano ci soffii forte sul viso e ci godiamo le pecore e i bovini che pascolano liberi, in un paesaggio dove montagne e fiumi convivono in perfetta armonia.

​Al nostro rientro a Kashgar abbiamo rallentato volutamente il passo: nessuna corsa per visitare i monumenti, nessun itinerario prefissato, solo il piacere di vagare liberamente per le stradine della città vecchia. Un giorno siamo andati in auto fino a Yarkand per raggiungere la famosa sala da tè "Nuova Unità". Una teiera di tè costa un yuan, un nang costa un yuan: è la forma di romanticismo più pura e semplice di questa città antica. All'interno, gli anziani siedono insieme per chiacchierare, bere tè e guardare la televisione. Fuori, un uomo di ottant'anni siede appoggiato a un albero, comodamente sistemato su un tappeto, per ritrovare ogni giorno i suoi vecchi amici. Grazie alla mediazione di un abitante del posto che ci ha fatto da interprete, abbiamo scoperto che l'uomo ha origini sovietiche e che da decenni beve tè due o tre volte al giorno. Per lui, sorseggiare il tè non è un semplice passatempo, ma la vita stessa.

​La sera, sulla via del ritorno da Yarkand a Kashgar, l’aroma del nang proveniente dai panifici agli angoli delle strade è ancora caldo. Chiacchiero con il giovane artigiano del pane e fotografo i ritratti delle persone nella luce delicata del crepuscolo. Anche il mercato del bestiame di Kashgar è rumoroso e vivace, pervaso da una quotidianità schietta e autentica. È lì che ho capito fino in fondo una cosa: il paesaggio più bello del Sud dello Xinjiang sono sempre le sue persone, con quel calore umano che scorre vivo e ininterrotto.

​Al termine del viaggio siamo rientrati portando con noi una dolce "nostalgia dello Xinjiang". Spesso mi ritrovo persa nei pensieri: se fossi a Kashgar in questo momento, sarei seduta su una panchina della città vecchia, con uno yogurt in mano, a lasciar trascorrere il tempo con dolcezza.

​Questa mostra fotografica è nata da una serie di fortunate coincidenze.

Ho racchiuso l’intero viaggio nel Sud dello Xinjiang e l’amore coltivato in questi sei anni di attesa in una sequenza di fotogrammi, ora esposti nel book bar "Una Riunione per Momento", nella città antica di Xinchang.

​Spero che ogni viaggiatore che farà tappa qui per bere un tè, riposare e ammirare la mostra possa, attraverso il mio obiettivo, sfiorare il vento di Kashgar, scorgere la poesia delle Regioni Occidentali e trovare il coraggio di mettersi in cammino tra montagne e mari.

​Se le mie fotografie riusciranno a far nascere in voi il desiderio di partire e di andare con audacia verso il mondo, questo sarà il significato più grande e il frutto più prezioso di questa mostra.

​I monti e i fiumi sono vasti, e il mondo merita di essere vissuto.

Spero di incontrarvi qui, del tutto inaspettatamente.

 

​Juanni Wang

 

1 ottobre 2026

Scritto presso il book bar Una Riunione per Momento, città antica di Xinchang, Shanghai

Organizzatori

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