Michele Marinaccio - IL TRAUMA E LA MERAVIGLIA | 19-30 Ott 2026 | Rome Art Week

Michele Marinaccio - IL TRAUMA E LA MERAVIGLIA

L’opera crea un ponte tra concetti differenti, sintesi espressiva di simbolo, percezione e riflessione, in una poetica in cui l’atto creativo ci conduce verso un territorio dove il trauma e la meraviglia non si escludono ma si illuminano reciprocamente

 

Il progetto Il trauma e la meraviglia per Mesia Space è un invito a interrogarsi e a dialogare attraverso espressioni visive che affrontano le complesse problematiche dell'umanità, come i cambiamenti climatici e la geopolitica. L'installazione stabilisce un ponte tra concetti differenti, conducendoli verso una sintesi espressiva che unisce simbolo, percezione e riflessione. Le opere proposte esprimono la connessione profonda tra il simbolo e una elaborazione concettuale che si manifesta attraverso forme visive essenziali e potenti. La piuma, elemento ricorrente, racchiude in forma metaforica l'anima, rivelando il delicato rapporto tra corpo e spirito. In questo equilibrio sospeso, l'anima diventa sostanza tra aria e materia, generando una poetica degli opposti. Attraverso l'atto creativo, questa poetica ci conduce oltre la realtà, verso un territorio dove il trauma e la meraviglia non si escludono, ma si illuminano reciprocamente.

 

Opere:

Bab Hutta

  Materiali: Fotografia su carta magnetica.  Dimensioni: Variabili.  Anno: 2023–2026

Quel giorno le carte segnavano: Lungomare, Tel Aviv, 7 aprile 2023. Loro erano a Bab Hutta. |Qualche anno fa, durante le vacanze pasquali, mio figlio, la sua compagna e il piccolo O. si trovavano a Gerusalemme.|Quel giorno, sul lungomare di Tel Aviv, un’auto si è schiantata sulla folla. Un attentato. Per ventiquattr’ore i telegiornali li hanno creduti vittime. A Londra i colleghi li davano per morti, inviando messaggi che non ricevevano risposta.|In realtà non erano sul lungomare. Quella mattina avevano deciso di restare nella Città Vecchia, lungo la Via Dolorosa, nel quartiere di Bab Hutta. | Una decisione minima. Un vicolo invece di un altro. | È bastato questo per scampare al disastro. | Ho ripensato a Italo Calvino. Nel suo Castello dei destini incrociati, dei viandanti muti raccontano la propria vita attraverso le carte dei tarocchi. La stessa carta, a seconda di dove viene posata, narra una storia di morte o di salvezza. | “Bab Hutta è stata la nostra carta.” Questa installazione non racconta un attentato. Racconta un incrocio. Racconta come il destino, a volte, si decida non con grandi gesti, ma con la scelta di un vicolo. Racconta le ventiquattr’ore di silenzio in cui una famiglia è stata viva ma creduta morta, e come la vita abbia continuato a camminare su pietre antiche. Bab Hutta è il luogo dove il destino ha cambiato strada.

 

Hadassah

Materiali: Video.  Durata: Circa 1 minuto.  Anno: 2010

 

Il passato può continuare a riattivarsi nel presente. Lo sberleffo, così, può generare caos. Nelle relazioni crea asimmetrie psicologiche, sabotaggi, attacchi informatici. Il trauma rimane sospeso, iscritto nella memoria e talvolta nel corpo. Può restare silente per anni e riemergere quando qualcosa lo riattiva.

Hadassah indaga la persistenza del trauma e la sua capacità di riemergere in forme impreviste. Il video, breve ma incisivo, mette in scena la tensione tra passato e presente, mostrando come un gesto minimo – lo sberleffo – possa diventare detonatore di dinamiche complesse. L’opera si colloca nel percorso di ricerca dell’artista sul tema della memoria emotiva e delle sue riattivazioni improvvise.

 

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