Gabriele Donnini


“Il tatuatore è un mago che fa affiorare sulla pelle ricordi, amori, odio; è un cantastorie” spiega Gabriele Donnini, tra i più noti tatuatori della Capitale ed oggi anche autore di opere che sono pezzi unici come i suoi tatuaggi; frammenti di anima dell’artista che si trasferisce in un’altra persona, o sdoppia momentaneamente se stesso su una tela, trasferendo nel suo lavoro, sia che si tratti di un lembo di pelle che di un oggetto o una tavola in legno o un foglio di carta, un personale sentire , un’emozione, un dolore captato nell’altro o recuperato dal proprio passato. Opere d’arte in cui le componenti sono la creatività , l’abilità, l’inventiva, la passione, il vissuto, la fatica e l’amore per il proprio lavoro. L’utilizzo del corpo come mezzo attraverso il quale poter imprimere in modo indelebile un ricordo o le proprie emozioni o raccontare parte del proprio vissuto sintetizzandolo in una frase, un simbolo o un disegno ha origini antichissime, sembra risalire infatti al 3300 a.C.; con una funzione curativa, forse dell’anima come del fisico o per sottolineare un’appartenenza etnica e tribale. Molto più recentemente la Body Art teorizzata da Allan Kaprow nel 1959 fece si che la pelle diventasse un filtro dei vissuti che si proiettano all’esterno, rivelandosi un amplificatore di esperienze emozionali da condividere con la propria comunità di appartenenza. Gabriele Donnini ha nella sua lunga storia di tatuatore sempre cercato il significato profondo del segno, non soffermandosi mai soltanto sulla tecnica; tenendo ben presente la forza d’impatto e la potenza che ogni tatuaggio ha in sé e che va ben oltre la sua capacità di esecuzione. E oggi le sue opere hanno il medesimo intento, raccontano la sua storia, un vissuto difficile e assolutamente particolare, la sua detenzione in carcere, parlano delle notti e dei giorni passati a riprodurre su un blocco di appunti i disegni e le parole che i tanti predecessori avevano inciso sulle pareti della sua cella: “Amo Mamma” la scritta che diventa nel tatuaggio carcerario fatto a croce, un modo per chiedere perdono alla propria madre e per dimostrare amore a colei che è nostra complice nel bene e nel male, e poi “Don’t cry for me”, “The Fall of a man”, “Game over”,”Je ne regrette rien”, solo per citarne alcune, frasi che parlano di speranza o indicano la caduta delle proprie illusioni. Durante il periodo della detenzione sviluppa, in collaborazione con ANTIGONE LAZIO, il Progetto “AMOMAMMA”. Nel codice penitenziario non esiste un articolo che vieti il tatuaggio, ma sempre è stato causa di repressione da parte degli agenti di custodia ma non solo: in carcere le macchinette si costruiscono con oggetti di recupero, nel peggiore dei casi ci si tatua a mano senza prendere in considerazione il pericolo igienico. Il progetto ha portato per la prima volta dei corsi per tatuatori all’interno di un istituto di pena, con il duplice intento di ottenere una riduzione del danno e di dare al tempo stesso una opportunità concreta di lavoro ai detenuti che partecipano ai corsi. Un tatuaggio che non è più moda e ostentazione, ma assume un significato più profondo, proprio a causa del luogo dove è realizzato, sia per chi lo esegue che per chi lo porta. Sviluppa poi il progetto “Belli come il sole” per i figli reclusi con le detenute del carcere di Rebibbia a Roma. Partecipa alla Mostra “Tattoo l’arte sulla pelle” al Museo delle Arti Orientali di Torino con una croce in carta tridimensionale che raffigura un Cristo, disegnata con una penna a sfera durante il periodo della detenzione e la macchinetta per tatuare, costruita in carcere di nascosto; un’occasione per far pace con il mondo – spiega – per far capire la valenza di un tatuaggio eseguito proprio con quello strumento; la macchinetta poi disgraziatamente verrà rubata, privandolo di un oggetto che era al tempo stesso simbolo e ricordo. Oggi le opere di Gabriele Donnini trovano spazio all’interno della Galleria RestelliArtCo. da sempre attenta alle sperimentazioni visive , proprio con l’intento di incentivare la condivisione e lo scambio di idee, dando la possibilità di mettere a punto collaborazioni inter-artistiche, commistioni e incroci tra i differenti linguaggi del contemporaneo.

Anna, 2015 - Watercolour su carta Arches 300 gr.
Vendetta  , 2016 - Tecnica mista su legno
...E siamo ancora vivi, 2015 - Penna a sfera su carta