Sabina D'Angelosante


Bio 

Ho studiato all'Accademia di Belle Arti di Bologna dove mi sono diplomata con una tesi in Estetica, mi sono poi laureata a Roma in Fenomenologia della percezione con particolare attenzione al lavoro di Merleau-Ponty sulla pittura di Cézanne. Amo la pittura, sopra ogni cosa. La limpidezza di Paolini e il caos di Twombly, la poesia di Morandi e l'entropia dell'universo aumentata da Frank Stella... e molti altri!

Mi interessa lo studio teorico e filosofico coniugato con la sperimentazione artistica. Collaboro dal 2004 con la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, per la quale svolgo ricerche, convegni, pubblicazioni e mostre. Mostre mie le ho distillate col contagocce: cercando nel silenzio una mia voce più autentica possibile ho dato spesso la precedenza ad esperienze come viaggi e residenze (Svezia, Grecia, Olanda etc.).

Nel 1996 ho partecipato alla collettiva tenuta presso l’Accademia di Bologna: “Studi, Progetti e Scenografie”. Nel 1997, nell’ambito di una residenza presso la Nordiska Scenografiskolan di Skelleftea, in Svezia, ho prodotto un cortometraggio (realizzato con medium composto di pittura e video) intitolato “Temporale”, proiettato in occasione del Festival dell’Accademia. Nel 1998 presso l’Accademia di Belle Arti AKI Akedemie of Art and Design di Enschede, in Olanda, ho esposto in una personale i miei lavori di pittura realizzati durante il soggiorno olandese. Nel 1999 ho partecipato ad una mostra collettiva con 200 piccoli dipinti, nel contesto di una residenza artistica presso Delphi, in Grecia. Nel 2003 ho partecipato con una installazione pittorica alla collettiva “Il rosso e la piuma” presso Torrita Tiberina. Nel 2004 ho realizzato una doppia installazione “Delle cose che accadono” nelle due sale della libreria Einaudi, in Via Giulia a Roma. Nel 2008 ho partecipato con un dipinto-installazione alla collettiva “Omaggio a de Chirico”, presso la Galleria Cà d'Oro di Piazza di Spagna a Roma. Nel 2016 ho realizzato la personale di Ritratti “Sfacciate! Le forme invisibile delle persone” a cura di Francesca Bottari, presso la Uet, Università Europea per il Turismo a Roma. Nel 2017 e ’18 ho partecipato alle collettive della Tiny Biennale, presso la Temple University di Roma. Sono stata selezionata per partecipare alla scorsa edizione dell’Art Rooms Fair, una fiera internazionale in cui artisti di tutto il mondo sono stati invitati ad esporre le loro opere nell’Hotel The Church Palace, dal 2 a 4 marzo 2018. A breve una mostra a Trastevere, dal 27 novembre.

Venerdi 26 ottobre dalle ore 18 e Sabato vi aspetto per inaugurare il mio studio in Via Gibilmanna n. 6 accanto alla fermata della Metro Marconi: cogliamo l'occasione della Rome Art Week per vivere e festeggiare un momento di incontro, confronto e condivisione tra artisti, curatori e appassionati d’arte.

 

 

Pensieri stesi ad asciugare

Quale è lo spazio della pittura in un mondo in overdose di immagini?

Forse quello di fare un po' di... spazio?

G. C. Argan diceva che lo spazio esiste nella nostra coscienza.

(Argan mi ha rovinato la vita!)

Se lo spazio esiste nella mia coscienza, cosa è questo qualcosa che mi circonda e che chiamiamo mondo? 

La mia pittura combatte ancora con il problema della rappresentazione.

Come rendere ragione della moltitudine di immagini intorno a me, di frammenti del visibile che si incastrano con quelli della mia mente (abitata dai fantasmi di altre immagini: ricordi, proiezioni, fantasticherie...)? 

Infiniti livelli sovrapposti: la pittura è quasi una stratigrafia...

Come restituire la densità di cosa voglia dire (oggi e sempre) essere... un essere umano? 

Ho l'impressione che nella pittura accada qualcosa che accade anche nell'amore: la possibilità di capire attraverso i sensi, di formulare teorie del mondo impegnando forse quella coscienza di cui non siamo davvero del tutto coscienti.

Magritte disse che in un'opera di de Chirico (Le Chant d'amour) gli sembrò di aver visto per la prima volta dipinto il Pensiero.

Sospetto che sia possibile anche il contrario: la pittura ci permette di pensare con il corpo.

E il corpo è anche quello della pittura stessa: la sua pelle, che altro non è che una tela che si sta asciugando, da un secolo o da un giorno.

“La pittura è una tela colorata stesa ad asciugare”.

Questi lavori sono riflessioni sul senso della pittura stessa, ancora oggi, in questo “istante del mondo che passa”.

La pittura infatti mi sembra custodire e raccontare un po' la nostra verità di umani, una verità che appare e si ritrae, assomiglia alla sua lontana radice greca (aletheia, verità come non nascondimento), qualcosa che si mostra e si nasconde: non vuole e non può offrire un'immagine definitiva...

La tela si volta come uno specchio timido, la luce appare e scompare, la nostra vita cammina in uno spazio misterioso perché è quello di noi stessi nel tempo: segue una traiettoria tanto nitida quanto incomprensibile. Imperterrita e in parte oscura, come la luna.

“Le fasi lunari della pittura”.

E noi continuamente proviamo a orientare lo sguardo, capire come e cosa guardare, e dove andare...

“Sempre seguire la direzione delle nuvole”.

I cacciatori di Bruegel, 2016, tecnica mista su tavola, 66 cm
La cisterna, 2016, tecnica mista su tavola, 66 cm
Le fasi lunari della pittura, 2018, tecnica mista su tela, cm 72 x 54 x 7
La pittura è una tela stesa ad asciugare, tecnica mista su tela, 2018, cm 65 x 80 x 7

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