Mi chiamo Irma Martina Cabano, sono nata a Sassari e sono una pittrice e scrittrice. Le mie radici sono sarde, ma la mia vita ha attraversato anche l’Uruguay e l’Argentina. Ho lavorato per molti anni nel giornalismo televisivo, nella radio e nell’organizzazione di eventi: esperienze che mi hanno insegnato ad ascoltare, osservare e raccontare le persone. Attraverso la pittura ho trovato un linguaggio con cui dare voce anche al mio mondo interiore.
Sono arrivata alla pittura da autodidatta, durante il periodo del Covid, spinta da un’esigenza che sentivo urgente. Dipingere mi permetteva di esprimere ciò che avevo custodito a lungo dentro di me. Il dolore e le esperienze di violenza fisica, psicologica ed economica hanno trovato una forma, insieme al desiderio di libertà e alla possibilità di ricominciare. L’arte è stata per me rinascita, guarigione e cura: un’esperienza concreta, vissuta mentre ritrovavo il contatto con me stessa.
I miei quadri nascono spesso da pochi tratti, da uno stato d’animo, da un’immagine che affiora. Lavoro con acrilici, pennarelli e tecniche miste, attraverso stratificazioni e gesti che lasciano spazio all’intuizione. La mia ricerca attraversa figurazione, astrazione e simbolo, seguendo ciò che ogni opera mi chiede di raccontare. Sento il bisogno di conservarle questa libertà, anche quando il linguaggio cambia.
Il colore ha un ruolo essenziale. Anche nelle opere che affrontano temi dolorosi, i colori accesi e la natura custodiscono una possibilità di uscita, un’energia vitale. Dipingere mi ha aiutata a trasformare ciò che mi feriva in qualcosa che potessi guardare, comprendere e condividere. Nei fiori, negli alberi, nelle creature immaginate ritrovo la forza di una vita che continua a cercare spazio.
La condizione femminile attraversa gran parte del mio lavoro: il corpo, l’identità, la violenza, la sorellanza e la conquista della propria libertà. Accanto a questi temi vivono la gentilezza, il sacro e gli archetipi femminili. La Sardegna ritorna nei suoi simboli, nelle figure delle donne, nella memoria antica e nella natura. Sono presenze che appartengono alla mia storia e che dialogano con le culture incontrate lungo il mio percorso.
Oggi il colibrì accompagna la mia ricerca come simbolo personale di rinascita e guarigione. Nella sua piccola presenza riconosco una forza capace di resistere e continuare il proprio volo. Dipingo anche su legno, vasi, piatti, ciotole e oggetti tridimensionali: li chiamo pittosculture, perché la forma dell’oggetto entra nell’opera e partecipa al racconto.
Il mio percorso mi ha portata a esporre in Italia e all’estero, dalla Biennale Internazionale d’Arte dei Castelli Romani a Nemi alla Fondazione FGS per l’Arte di Cassano Magnago, da Arte Contesa a Roma a 1758 Venice Art Studio a Venezia e alla fiera art3f di Ginevra. Con Giuseppe Doria ho realizzato la mostra Emozioni, facendo incontrare linguaggi pittorici diversi attraverso una comune attenzione all’esperienza umana.
La scrittura accompagna questa ricerca. Nel libro Il dolore dell’anima – Diamante e la sua rinascita, come nelle mie poesie, continuo a esplorare il rapporto tra ferita, identità e libertà. Immagine e parola mi permettono di raggiungere parti diverse dello stesso vissuto.
Per me ogni opera è un ponte tra ciò che sento e chi si ferma a guardare. Desidero lasciare a chi incontra i miei lavori lo spazio per riconoscervi qualcosa di proprio. L’arte mi ha aiutata a ritrovarmi; condividerla è il mio modo di restituire una parte della cura che ho ricevuto.
Partecipante non attivo in questa edizione
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