Inside burqa

percezioni visive all'interno di un burqa

inside burqa

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Presentiamo in questo new concept store Essenza Verde, nuovo spazio espositivo nel centro di Roma, la mostra fotografica "Inside burqa". 

La fotografa Stefania Rosiello ha creato un mini-burqa per la sua macchina fotografica, per poter immaginare cosa una donna con indosso un pesantissimo burqa può provare. Cosa e come queste donne vedono la realtà, quanto poco libere sono nella vista oltre che nella vita.  

questi i pensieri della Fotografa Stefania Rosiello:

"Come fotografa non potevo che cercare di “capire” il burqa da dentro. Volevo capire come 

questo velo avrebbe cambiato il mio modo di guardare il mondo. Da quando sono una 

fotografa il mio mondo si racchiude in 35mm. Cosa sarebbe successo se avessi avuto il 

burqa, cosa sarebbero diventati i miei 35mm? 

Ho così fatto l’unica cosa che potevo fare, uscire con la mia macchina fotografica per 

strada, costruire un piccolo “burqa” davanti al mio obiettivo e fermarmi in mezzo alla 

strada, guardare attraverso l’occhiello e cercare di capire. 

Quello che ho visto è stato il mondo squarciato, come una tela di Fontana. Avevo perso il 

mio raggio visivo, si era drasticamente ridotto, non solo ai lati ma anche e soprattutto nella 

parte alta e bassa del mio frame. 

Mi sono trovata ad abbassare la macchina fotografica, ovvero la mia testa, per riuscire a 

vedere dove mettere i piedi, ma così facendo non sapevo cosa avessi di fronte di lì a pochi 

metri da me, persone, macchine, semafori. 

Poi ho provato a guardare il cielo e sono rimasta senza respiro, non riuscivo a vederne 

che una striscia, perdendo qualsiasi riferimento con tutto il resto di ciò che mi circondava. 

Sensazioni di smarrimento, di claustrofobia, di paura. Non riuscire a percepire possibili 

pericoli, provenienti dai lati, non riuscire a godere della bellezza di Roma, del cielo, degli 

alberi, della vita…Poi mi sono fermata davanti ad una gelateria e mi sono chiesta ma 

come poter mangiare un gelato con questo velo, non per il gelato, in sé ovvio, ma per il 

senso di negata libertà in ogni gesto. 

Velo per proteggere gli ornamenti della donna, così si legge nel Corano, non si parla di un 

velo che copra il viso, che soffochi, che toglie l’identità alle donne. Il burqa è stato 

introdotto come velo di protezione, protezione degli sguardi degli altri uomini. Assurdo 

anche solo pensare che si possa definire il burqa come un indumento di protezione, 

perché in realtà avviene proprio il contrario, si diventa più vulnerabili, si diventa più fragili, 

più facilmente attaccabile. 

Da più di un anno e mezzo ci stiamo scontrando con l’uso della mascherina, ci siamo più 

volte trovati a dire quale grande perdita fosse quella di non poter più guardare il sorriso dei 

nostri amici, delle persone che incontriamo per strada. Molte volte basta uno sguardo, un 

accenno di sorriso per capire cosa pensa la persona che abbiamo davanti. Il burqa ti priva 

di tutto, dell’identità, del piacere di osservare il mondo, della libertà di sorridere e arrossire. 

Ti nasconde come se ci fosse qualcosa di sbagliato in te. 

Ecco ora cerate di immaginare che quella mascherina che indossate si ingrandisca che vi 

copra dalla testa ai piedi, che diventi una piccola rete davanti agli occhi, cosa sentite? 

Cosa provate? 

Io ho solo provato, provato a osservare, ora sta a voi. 

Nel mio lavoro non vuole esserci alcun riferimento alla religione, ma solo alla libertà di 

vivere." 

 

Con la sua inseparabile Nikon, Stefania cattura attimi di autentica poesia.  

La fotografia è un istante immortale di vita, cattura il momento, il gesto e trasmette un'emozione.  

queste fotografie ci daranno una commozione e una possibilità in più: mettersi nei panni di... 

 

Chiara Sticca 

Artisti

Organizzatore