COVID-19
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LA STANZA FIORITA

Fotografie, smalti su plexiglas, installazione floreale, opera site specific


"Come potrei portarmi in alto se non muovendo dal basso, da ciò che dentro di me è Terra? Non posso parlare della natura senza parlare, al contempo, di me stessa. L’incontro con la natura mi riconduce sempre a me, a ciò che ancora non so e a ciò che, sapendo, non vivo fino in fondo. Le piante hanno un modo tutto loro di farsi presenti al nostro spirito. Il loro tocco a volte è appena percettibile, a volte deciso, a volte struggente. Lieve come un cenno o forte come un grido, non sempre subito percepito, il più delle volte inascoltato o trascurato, rimane in noi. Può restarvi sopito per anni, finché, se si danno condizioni proprie riaffiora".

(A. Bonavia Giorgetti, Aperture contemplative sui bambù).

Ed è questa voce, elevatasi forte in un’epoca rara, che si accoglie attraverso le finestre della propria casa, nella stanza intima della creazione, dove i processi creativi fioriscono e tramutano in arte. “Organicano”, intrecciando le vie come radici di un grande albero. 

“La stanza fiorita” non è luogo chiuso al mondo esterno, né decorato né abbellito; è uno spazio di connessione, di dialogo, di incontro, in cui si celebra l’arte contemporanea quale modalità privilegiata di sentire e di percepire l’invisibile. Questa ricerca ci accomuna ad ogni luogo e ad ogni tempo, ci fa tornare alle radici, ci fa sentire tutti con tutto una sola cosa.

“Il cielo, la terra ed io siamo nati nello stesso tempo; tutti gli esseri ed io siamo la stessa cosa” (Cioanze - 300 a.C.)

Pensiamo alla fotosintesi clorofilliana. Quale può essere sul piano umano l’analoga facoltà di raccogliere la Luce per far vivere la Vita? Le foglie ruotano verso la luce, perfino i loro cloroplasti si spostano all’interno della cellula. I nostri organi sono rigidi o in grado di variare la posizione? Gli elementi che la foglia trasforma con l’energia che riceve dal sole sono acqua e anidride carbonica. Cosa abbiamo noi da tramutare? Che facciamo di ciò che acquisiamo? Lo nascondiamo, lo accumuliamo o lo mettiamo a disposizione?

“La stanza fiorita” nasce così, da un incontro, da una intuizione, su invito di dap - Luigia d’Alfonso e Ada Perla. Un'esperienza immersiva all’interno del Giardino d’Inverno dell’Istituto Volpicelli, dove la storia del luogo e la sua vocazione spirituale e didattica si incontrano con la visione contemporanea di cinque artiste.

Emerge la profonda relazione tra esterno e interno, la passione per la natura: forza e leggerezza, bellezza ed effimero che i fiori simbolicamente rappresentano.

Il fiore è materia prima nell’installazione “Tangle of Flowers” delle floral designer Manuela Lopez e Maria Magdalena Wosik; diventa luce e movimento in “Oltre… le apparenze”, scatti della fotografa Michela Tomiselli, simbiosi scolpita e dipinta attraverso la sua caratteristica "fotografia gestuale"; si fa esplosione di colori, linfa vitale nelle opere in plexiglas di Luigia d’Alfonso, "Nonostante il lockdown", steli e petali come boschi intricati dove affondare per generare luce. L’opera “site specific” di Ada Perla, "Io abito la Possibilità" è un omaggio a Emily Dickinson, al rapporto con l’universo dall’intimità dello spazio che abitiamo: abitare la propria arte. Ed è essenziale il rapporto intimo empatico che l'artista vive con il giardino. L’opera è concepita proprio per essere installata al centro della vetrata che si affaccia sulla mostra.

 

 

 

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