ARCHETIPI: TRA GEA E CAOS

A confronto le opere di Margherita Giordano e Mattia Morelli

Parlare di arte e natura è possibile. Mattia Morelli e Margherita Giordano si riferiscono a una realtà di natura intera, alla quale tutti apparteniamo e di cui siamo fatti. Vogliono parlare di una natura che ci costituisce e ci mette in relazione con il resto del creato, anche in termini di corrispondenze estetiche. Basti pensare al nostro sistema venoso o nervoso, che ricorda le radici di un albero, la cui indagine e conoscenza attengono alla medicina, alla scienza e ad un’arte che punti ad un respiro universale. Ed è nel simbolo che si fa misterioso ed evocativo ed eccita la fantasia, che il lavoro dei due artisti – in forma di suggestioni – prende forma e induce alla contemplazione, aprendo all’imprevedibilità del caos della natura. E quale sfida più grande se non quella di indagare l’elemento più fondante la natura in sé, il cambiamento, la trasformazione, l’ignoto che perturba gli animi. Questo è l’intento di due artisti che utilizzano linguaggi diversi ma compatibili (la pittura e la fotografia), che fondono artificio e casualità, per arrivare a una sintesi che cerca risposte a domande archetipe. La progettualità di Morelli e Giordano parte dall’osservazione del quotidiano e dai suoi particolari, apparentemente trascurabili agli occhi dei più, e attraverso giochi di colore, macchie ed elementi casuali, arriva a una composizione che sentiamo familiare, fino ad essere riconducibile a forme preconosciute e precostituite.

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