Questo è la terza mostra da me organizzata per RAW su questa tematica “DAL CORPO/GIOCO AL CORPO IN GIOCO - Arte, immaginario e linguaggi nella costruzione del Sé” e Valter Sambucini - www.valtersambucini.it - ha sempre partecipato, poiché questo argomento è tutt’ora al centro delle sue ricerche. Precedentemente a questo libro aveva già pubblicato le sue foto nel mio volume “Città reali, città immaginarie” (Robin 2019) segnalato con un articolo dedicato nel terzo volume del saggio di Giorgio Di Genova “Interventi ed erratiche esplorazioni sull'arte” (Gangemi editore 2021). Invece il testo che presenteremo in questa occasione ha per titolo “I fantasmi dell’io. Diventare poeta fotografando le ossessioni del Postmoderno” (con prefazione mia e di Sergio Rossi - Il Vicolo editore - 2026) che contiene le sue più significative ricerche fotografiche dal 2015 ad oggi. Un cenno a quello che scrive Sergio Rossi:
-E quelle di Sambucini sono in definitiva poesie per immagini, dove questi due mondi trovano il loro punto di convergenza. Qui entra in gioco l’antico parallelo tra parole e figure, il celebre “Ut pictura poësis” di oraziana memoria, che mantiene comunque intatta la sua validità se alla pittura sostituiamo la fotografia. Anticamente la superiorità della poesia sulla pittura era giustificata dal fatto che la prima poteva esprimere gli “affetti” e i sentimenti meglio della seconda, concetto poi ribaltato da Leonardo da Vinci e dalla sua teoria del “moti dell’animo”, ormai consolidata attraverso i secoli. Pittura, fotografia e naturalmente anche il cinema possono descrivere emozioni, gioie e paure, tanto quanto un racconto scritto, col vantaggio che riescono a condensare in un’immagine o un’inquadratura quello che uno scrittore impiega intere frasi per esprimere. E’ quello che ad esempio fa Sambucini nella serie Sunshade o in Taxi, con Santa Maria Novella ripresa dal vetro di un taxi attraversato dai tergicristalli ….


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