In un tempo in cui il linguaggio della guerra torna a infiltrarsi nel quotidiano con inquietante naturalezza, questo incontro propone un gesto semplice ma radicale: sostare, guardare, e disinnescare. L’evento riunisce tre opere che, ciascuna con il proprio registro, mettono in crisi l’immaginario militarista e le sue forme di normalizzazione.
Il video Piss Off War si impone come un rifiuto diretto, quasi viscerale, della retorica bellica: un atto di sottrazione più che di denuncia, dove il rifiuto diventa linguaggio. Accanto, la fotografia dei due autori nudi che dichiarano “we do not wear any fucking uniform” espone il corpo come spazio di vulnerabilità e libertà, opponendo all’uniforme — simbolo per eccellenza dell’appartenenza forzata — una presenza disarmata, irriducibile a qualsiasi schieramento.
L’acquarello introduce una dimensione ulteriore: figure di santi emergono e si dissolvono in una trama astratta, suggerendo una spiritualità fragile, attraversata da tensioni contemporanee. Non c’è qui alcuna iconografia pacificata, ma piuttosto una ricerca di senso che si muove tra frammentazione e possibilità.
L’apertura mattutina e il caffè americano offerto dallo spazio invitano a un tempo rallentato, quasi domestico, che contrasta con l’urgenza dei temi evocati. E tuttavia, anche in questo contesto conviviale, si insinua una nota ironica e provocatoria: chi vorrà potrà portare “bombe” — ma alla crema. Un gesto minimo che ribalta il simbolo della distruzione in qualcosa di condivisibile, effimero, persino dolce.
Più che un’esposizione, questo evento si configura come un esercizio collettivo di disarmo immaginativo. Un invito a spogliarsi — delle uniformi, delle retoriche, delle paure — per fare spazio, almeno per una mattina, a una diversa possibilità di presenza.
Artisti: Werther Germondari, Gulia Lusikova, Silvia Marcantoni Taddei, Maria Laura Spagnoli

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