BATTAGLIA, singolare e femminile.
Bella ciao, bella ciao, bella ciao.
La guerra è cosa da uomini. Quando la Patria chiama, quando il Potere decide, sono soprattutto gli uomini comuni che, volenti o nolenti, vengono sbattuti nei conflitti e pagano il prezzo durissimo di una decisione presa da chi sta nei piani alti e non rischia nulla. Nella Storia sono i "Grandi Uomini" a decretare la parola GUERRA, dagli uomini decisa, combattuta, vinta, persa. Il mondo delle donne subisce le scelte maschili, vivendo una condizione di emarginazione sul piano decisionale della Politica. Le donne non sono però esentate dal subire le barbarie della guerra, condividono i lutti, il dolore, le lacrime ed il sangue, subiscono le atrocità e nell'Italia dell'ultimo conflitto mondiale hanno anche partecipato alla lotta partigiana a fianco degli uomini con la stessa parità di rischio, dolore, fatica, coraggio. A queste donne Gard dedica il sottotitolo della mostra, ricordando però che le Belle non erano sempre quelle che venivano salutate dall'uomo che sceglieva la lotta partigiana, ma anche quelle che imbracciavano il fucile al suo fianco.
Questa mostra vuole dare voce a una narrazione della Guerra vista dagli occhi delle Donne, del loro subire, curare, accudire, proteggere, nascondere, in una parola: rischiare. Il titolo del progetto gioca simbolicamente sulla sintassi della parola "Battaglia" che sul piano lessicale è un termine declinato singolarmente al femminile, un gioco di parole che trasporta, attraverso la grammatica, la Battaglia dall'universo Maschile a quello Femminile. La speranza è che gli uomini e le donne di Potere abbraccino la cultura della non violenza, dell'accoglienza e della gentilezza proposte come stile di vita, una cultura che sterilizzi il grembo dei guerrafondai per amplificare la fertilità del pacifismo.
Va' anche detto con chiarezza che non è affatto casuale la scelta del tema di questa mostra nel periodo storico che stiamo vivendo. Anzi.

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