Lara Pacilio - Nuove opere 2021

A cura di Roberta Melasecca

Assemblea Testaccio presenta il nuovo ciclo di opere in ceramica di Lara Pacilio, a cura di Roberta Melasecca. 

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"Non interpretare è impossibile, come è impossibile trattenersi dal pensare.” (Italo Calvino, Palomar)Teschi damascati o con immagini floreali, fiori con teste di uccello, piatti decorati con raffigurazioni stilizzate: l’ultimo ciclo di opere in ceramica di Lara Pacilio affonda le radici in un lontano passato per poi innestarsi nel presente di un nuovo umanesimo e di una nuova ecologia umana. Infatti la parola teschio deriva dal latino testŭlum, ovvero coperchio o vaso di terracotta: utilizzata prevalentemente per indicare l’insieme delle ossa della testa, è connessa all’idea della morte ma anche alla transitorietà della vita. Per gli Egizi e gli Aztechi il teschio rappresentava il ciclo di morte e rinascita, mentre per Amerindiani si legava al concetto del cerchio dell’esistenza attraverso cui si potevano comprendere il cosmo e i misteri della vita. Per le culture arcaiche la morte non era gravata dalla visione negativa che successivamente il mondo occidentale le ha conferito: il teschio, raffigurando l’unica cosa che rimane, era cielo del corpo e immagine della mente. Addirittura i teschi di alcuni animali, simboli sacrali del tempo che scorre, erano capaci di evocare le energie e lo spirito di chi li aveva posseduti in vita. L’effigie del teschio ha subito innumerevoli variazioni e significanti nel corso della storia: dal medioevo in poi compare nell’immaginario artistico come vanitas, genere pittorico dove oggetti, fiori, frutta e ornamenti vari vengono accostati al cranio, evidenziando in tal modo come l’antica morale della vanità terrena si confronti con la caducità della vita e con lo scorrere inevitabile del tempo che corrompe la bellezza. Già dal Seicento, in una vanitas rovesciata, il teschio, non opera dell’uomo ma acheiropoieton, diventa oggetto decorato, prezioso; ed oggi, memore di un percorso ancestrale, ad esso conferiamo il vissuto profondo, intimo, personale o collettivo, simbolo di diverse e non sempre concordi interpretazioni della società attuale. Lara Pacilio, con una naturalità simile a quella della spiritualità sciamanica, plasma teschi di animali con il candore e la lucentezza del media da lei scelto, la ceramica, e ne anima le superfici con geroglifici floreali e geometrici; allontana le visioni della morte e recupera gli elementi primari, originari, provenienti dall’essenza più pura di quello che per lei è solo vita. “Il teschio non è una cosa spaventosa, è solo un elemento primario, elemento di conoscenza, la cosa più vecchia e tranquilla che abbiamo” afferma Enzo Cucchi. E con questa consapevolezza l’artista ri-scopre il suo essere natura con gli esseri di un unico ecosistema, dello stesso ecosistema per il quale non esiste più antropocene che ne mini l’esistenza e la sopravvivenza. Come nati e forgiati da mani soprannaturali, gli animali di Lara Pacilio narrano storie e vite effimere che non si adagiano nella semplice contemplazione di un mistero. Parlano invece e affermano forza, fermezza, energia, vitale anima e costruiscono quel nuovo umanesimo che non vuole accettare una diversità tra gli esseri umani e non umani ma fonda e costruisce una comunità multispecie con gli altri biosistemi animali e vegetali. Anche nella serie dei piatti in ceramica, l’artista ritrova un immaginario primigenio e fanciullesco, un afflato istintivo di un mondo alla rovescia -di una alice nel paese delle meraviglie- che contemporaneamente attira e respinge attraverso un meccanismo dualistico sistemico di libertà e condizionamenti. E tenta una strada, una decisione, una scelta. “L'uomo è uno dei più grandi misteri della vita, mentre il teschio è l'involucro che contiene il più grande mistero della morte: di per se stesso grand maître à penser, custode di memorie e di conoscenze che sono più intuite che comprese." (Alberto Zanchetta, Frenologia della vanitas. Il teschio nelle arti visive)

Testo critico di Roberta Melasecca

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Lara Pacilio è una artista visiva, performer, scenografa e tatuatrice. Dopo aver frequentato il triennio di “Scenografia e Costume” presso lo IED di Roma e aver lavorato nel mondo dello spettacolo (data la sua formazione legata al mondo teatrale), ha sentito l’esigenza di creare opere in cui conciliare teatro, arte visiva e musica. L’aspetto psicologico e i riferimenti al mondo della natura, nei suoi lavori, sono un elemento fondamentale. Studia spesso la sequenzialità dei movimenti creando anche opere meccaniche. Attraverso lo studio intimo umano, le sue performance simboleggiano non solo un racconto di vita vera, ma richiamano ad un messaggio di speranza e di rinascita collettiva. Sempre alla ricerca di nuovi materiali, negli ultimi tempi ha iniziato un nuovo ciclo di opere in ceramica, teschi damascati, fiori con teste di uccello simbolo di vita e di eternità. Ha esposto i suoi lavori sia in Italia che all’estero, a New York in varie collettive e personali, partecipando alle fiere ART MRKT e Fountain art fair di New York, a Miami per il "Fountain Miami art fair” e allo spazio “L-M-N-T Contemporary Art Space”, per l’Expotrastiendas - International Fair of Contemporary Art di Buenos Aires ed a Praga. Ultime al MACRO Museo di Arte Contemporanea di Roma dove all’interno del suo atelier ha lavorato ad un’opera meccanica e presentato le performance En- Pathos e Antigone; Rebirthing per Spazio Canova 22 curato da Nero Gallery, per l’Arancera di San Sisto Mutter e la performance di live painting “From A to B trip”, presso la Casa del Jazz di Roma grazie al supporto del "Programma Culturale" della Comunità Europe, la supervisione del progetto e la selezione dello stesso da parte dell'Education Audivisual & Culture Executive Agency (AECEA) della Commissione Europea. “Amuemp” Interno 14_Spazio AIAC- Roma e Pneuma” Palazzo Lucarini- Galleria Cinica- Trevi (PG) Italy, a cura di Maila Buglioni. Nel 2014 ha collaborato all’opera permanente “L’arte per l’Articolo 9”, mostra inaugurata dal presidente della Corte costituzionale Gaetano Silvestri con il commissario Mario Tozzi e l’ideatore e curatore Roberto Ippolito nel Parco Regionale dell’Appia Antica a Roma.

 

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