Non in Nostro Nome | 24 Apr 2026 | Rome Art Week

Non in Nostro Nome

Volti e parole di autori ebrei contro il genocidio

Questa piccola mostra nasce da un’urgenza morale e da un atto d’amore. Amore per la verità, per la dignità della parola, per la vita che ogni guerra cancella.

I volti che ci guardano in queste fotografie appartengono a intellettuali ebrei ed ebrei israeliani che hanno scelto di non tacere.

Nelle loro espressioni non c’è odio, ma la compassione di chi non sopporta l’ingiustizia.

Denunciare il governo israeliano per il massacro di civili a Gaza - un massacro che a una commissione Onu, oltre che a milioni di persone scese in piazza in tutto il mondo, è apparso plausibile definire "genocidio" - non è antisemitismo. È un atto di responsabilità etica.

E tuttavia, questo non significa giustificare Hamas, né le sue azioni di terrore, né la logica cieca della vendetta. Condannare la disumana brutalità di uno Stato non è negare il diritto di Israele a difendersi, ma rifiutare che la difesa diventi distruzione sistematica di innocenti.

David Grossman ha scritto: “Quando smettiamo di vedere l’altro come essere umano, smettiamo di essere umani noi stessi.”

Parole che - insieme a quelle di Gideon Levy, Avi Shlaim, Amos Goldberg, Omar Bartov e altri ancora - tracciano il confine tra la paura e la coscienza.

Queste voci salvano dal fanatismo ed esortano al coraggio. Ogni volto è una ferita che parla, una domanda che resta:

che cosa diventa un popolo quando dimentica la compassione?

Questa piccola mostra è un atto di resistenza morale, una preghiera laica perché la memoria non sia più usata come scudo, ma come luce che protegge la vita — di tutti.

Non nel nostro nome.

Organizzatori

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