Vedere la Pace
In generale la mia pittura non si edifica su concetti prefissati, così anche il concetto di Pace, più che essere ravvisabile direttamente nella narrazione è implicito e intuitivo, si esplica in una forma pittorica che, spingendo oltre l’apparenza, intende mediare gli opposti in modo che i contrasti vengono accolti e messi in relazione.
Nelle mie composizioni di figure e in particolare nel ciclo “Umani” (2011–2026), rivisitazione dello storico tema dei “Bagnanti”, la pittura è essenziale perché ha a cuore l’osservazione della luce più che la descrizione dell’immagine.
Davanti alla luce cedono anche le coordinate prospettiche e si va profilando una coesistenza per i corpi nudi nell’equilibrio dinamico delle relazioni.
Il ricorso al nudo non ha motivo di esibizionismo ed è l’opposto della caratterizzazione individuale, serve piuttosto a evidenziare la vulnerabilità delle persone nella loro matrice comune, l’acqua.
Il nudo, non lontano dal suo significato greco antico, incarna l’originale e universale misura e limite della forma umana.
Il tema della pace è invece esplicito nei “Pugili” (2023), il cui sottotitolo recita: “Non si eserciteranno più nell’arte della guerra…” ( Isaia 2,4), allusione al tempo messianico.
Il combattimento fra le due figure maschili bloccato in un fotogramma come di danza ha, come controcanto, la figura femminile che cammina uscendo dal quadro a occhi chiusi, abbandonando la scena.
E’ vano cercare la pace con lo sguardo consueto, che spontaneamente solidarizza con una delle parti, piuttosto c’è bisogno di una “conversione di sguardo” che apra gli occhi sul contrasto, che non legga più in esso un problema ma un’occasione preziosa di armonia.
Occorre mettere le cose in ordine, mediandole in una nuova visione, creativa, simile alla capacità femminile di gestazione.
Laura Grosso

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