Eros e Thanatos

Quella che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla

Eros e Thanatos

Quella che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla

(Lao Tze)

Viviamo tempi in cui tutto ci invita a ri conoscere la sofferenza e l’inefficacia generata da contrapposizioni conflittuali e la necessaria integrazione degli opposti. Pulsioni, emozioni, “stati interiori” dell’uomo, esperienze di vita, relazioni, sistemi sociali, economici, politici e modelli di credenze, troppo spesso si rivelano inadeguate rispetto al cambiamento globale che coinvolge tutti e tutto.  

La mostra/evento Eros e Thanatos, vuol essere una opportunità per gli artisti di considerare e narrare, con i linguaggi propri dell’arte, ciò che spesso l’essere umano  divide. Facce di una stessa medaglia che nel Taoismo viene indicata come unione di Yin e Yang, mentre in alchimia è rappresentato come Matrimonio Mistico.

Amore ed odio, vita e morte, luce ed ombra, giorno e notte, coraggio e paura, bianco e nero, femminile e maschile, caldo e freddo, cielo e terra o ciò che Freud definisce la tensione dell’umano verso la vita, la felicità, la soddisfazione, l’amore, l’amicizia, … (Eros) ed il suo opposto, che generalmente tendiamo a nascondere ovvero l’odio, la rabbia, la discordia, la “distruzione” (Thanatos), non possono essere catalogati  come giusto o sbagliato, bello o brutto, buono o cattivo, ma principi appartenenti alle sfere più sottili, e per questo invisibili, che governano e rendono possibile la vita.

La vita è infatti continuamente, costantemente e contemporaneamente, coesistenza di contrazione ed espansione. Due moti necessari al vivere, come il respiro e i battiti del cuore, o come il susseguirsi dei cicli e delle stagioni in natura.

Dimenticarsi o aver paura di uno dei due aspetti, relegandolo negli angoli recessi della vita come “brutto” o “sbagliato”, significa non riuscire a vivere pienamente nessuno dei due. Senza Thanatos non c’è Eros. Senza morte non c’è vita.

Poiché come scrive Lao Tze: Quella che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla.

L’invito per tutti è quindi di guardare ai cambiamenti in atto senza opporvi resistenza o percepirlo come fine, ma come preludio ad un ineluttabile e naturale rinnovamento al fine di viverne pienamente l’esperienza di pace del suo fluire.

Il bruco/essere umano è ormai pronto. Ha concluso alcune fasi importanti della sua esperienza evolutiva ed ora, aprendo le ali, può aspirare a vivere un nuovo mondo, elevato e divino e in cui bellezza, leggerezza, libertà e capacità di generare meraviglia e gioia di vivere, proprie della farfalla e dell’arte, saranno le sue migliori qualità.

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