Pino Troiani “il Michelangelo del carciofo”
Da sempre ho coltivato una curiosa passione per il carciofo, uno dei luoghi che amo di più frequentare sono i mercati, mi permettono di comprendere una città, di entrare nel suo “mood” come amano definirlo nel mondo anglosassone, la finalità è proprio quella di interagire con una società. Il mercato ci consente di scoprire la gente, di leggerla. Così entrai un giorno di fine febbraio nel mood e nello style del carciofo romanesco, la cosiddetta “Mammola”: già il nick name romano mi fa sorgere nella mente la figura di una avvenente giovane dagli occhi profondi viola-blù e dai capelli scuri, una tenera mediterranea dalla personalità d’acciaio … in effetti Zeus pare che si fosse invaghito proprio di Cynara una bella ninfa che colpevole di non aver ricambiato la sua attrazione veniva trasformata in carciofo … Il mio coup de feu per il carciofo risale alla mia giovinezza: cassette di carciofi vagavano per la mia casa, andavo avanti a forniture, li assaporavo alla romana con lo spicchio d’aglio messo direttamente nel cuore viola dell’ortaggio, alla giudia, o ancora più semplicemente bolliti e conditi con una goccia di limone, infine più tardi negli anni mi invaghì della loro versione cruda. La mia per il carciofo è una passione morbida, ancestrale e che mi prende per la gola con un tocco di sensuale violenza: il suo colore, la sua forma, evocavano in me lo scettro di un sovrano di un Regno potente onirico e surreale. Un bel giorno un amico mi consiglia di chiamare un ristoratore che si è scoperto artista: devo ammettere che sono sempre stato attratto nella mia vita dalle situazioni e dalle personalità bizzarre, quindi non esito a contattare l’originale creativo che ho poi scoperto muoversi con disinvoltura tra fornelli e “scalpelli”. Lo incontro in un giorno di inizio estate, in quella Roma che tanto amo, nei pressi di Campo de Fiori e di Piazza Farnese, in quella Roma che evoca alla mia mente Aldo Fabrizi che interpretò proprio nella suggestiva Piazza, dove al centro sorge il “fantasma” di Giordano Bruno, il primo film “romano” e neorealista “Campo de’Fiori”: lui è Pino Troiani che scherzando definisco “il Michelangelo del carciofo”! d’altra parte Roma, urbe magica e miracolosa, disincantata e giocosa, doveva ben materializzare in un qualche luogo un personaggio che desse una vita immortale al sovrano degli ortaggi e lo incoronasse pubblicamente … e non saprei quali misteriose energie mi hanno condotto da lui. Pino Troiani quando intaglia e ritaglia i suoi carciofi per prepararli e indorarli per la mensa, li scava nell’anima, ne intuisce le superfici e le accarezza, ausculta la loro anima fino a impadronirsene. Nell’universo mitologico del carciofo Pino è il Re: lo diffonde sulle piazze romane, ne conosce le stagionalità e le cure per coltivarlo e infine ha deciso di glorificarlo nelle sue sculture di bronzo e di metalli preziosi. Quando gli domandi il prezzo di una sua scultura: in fondo non risponde o te lo “spara” talmente alto e fuori mercato che il messaggio è molto esplicito: “non te lo voglio vende”; si perché Pino il carciofo se lo coccola e lo ama quasi fosse un idolo pagano. Lo capisco anch’io non rinuncerei mai al fascino che il carciofo comunica quando si veste della sua armatura di bronzo dorata o argentata. Il re degli ortaggi si presta a essere naturalmente un’opera d’arte, ricorda anche in qualche modo la pigna simbolo di vita, i suoi volumi raccolti che si adeguano a un variare dell’istoriare, dell’intagliare, manifestano un essenza di petali che si schiudono: Pino lo interpreta, ne conosce tutti i segmenti, le tracce, le spezzature. Infine lo apre e il carciofo rivela le sue flessioni, curve e circonvoluzioni interne. Il carciofo esercita sull’artista Troiani il fascino tutto da scoprire, da vivere e da rivelare dell’objet trouve che nella sua essenzialità di forme create e modellate dalla natura ispira la mente e la fantasia degli artisti: il grande Henry Moore, passeggiando lungo la riva del mare, rimase catturato dalla visione di un sasso che avrebbe finito per rivelarsi determinante nella creazione delle sue sculture. I greci definivano l’Arte quale imitazione della vita. Le creazioni di Pino non sono impronte, come oggi va di moda, prese direttamente dalla foglia, dal frutto o dalla radice: sono bronzi a cera persa, nobiltà della tecnica e di un amore incondizionato per il carciofo Sublimazione di quella mediterranea ninfa che forse si aggira per le vie di Roma. Fantasma di un sogno che respira nelle vie della Città Eterna.
Gouseppe Ussani d’Escobar


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