Selfness

mostra collettiva a cura di Bianca Catalano e Matteo Peretti

con opere di:

Crollame/Marcello del Prato, Elena Ketra, Jennifer MacLaren, Salvatore Mauro, Giuseppe Palmisano, Alessio Facchini (future guest N0)

La mostra indaga tramite diversi media e chiavi di lettura l’idea di "selfness", dunque di autoanalisi ed esplorazione del sé (o dei sé), vissuto storico personale e possibilità future di vita autonoma e autosufficiente, rispetto a una tendenza che vede una sempre crescente “collettivizzazione” dell’individuo e dei suoi strumenti di pensiero.

In un mondo del tutto social, si può essere "antosocial"? Ovvero, nella società odierna, dove l’idea di affermazione e percezione del sé passa sovente per meccanismi di pretesa celebrazione individualista in contesti di autoimposta condivisione, come accade nei social e nei fenomeni da essi generati (come la FOMO, ovvero "Fear of Missing Out"), siamo spinti a chiederci cosa accade se, e quando, si riesce finalmente ad essere soli con il proprio sé più autentico, in un egoistico universo interiore scevro da ogni tipo di sovrastruttura di stampo sociale.

Espandendo il discorso dei social ad altre applicazioni tecnologiche come le AI, è altresì lecito domandarsi se queste finiranno per sostituire definitivamente le capacità più caratteristiche dell'essere umano, ed in definitiva, cosa davvero determinerà l’unicità del singolo, il suo senso di selfness.

 Le molteplici sfaccettature dell'inconscio sono indagate da Crollame nella sua installazione site-specific Potrei Vorrei, costituita da un affastellamento di schizzi e disegni lineari; un ritorno alla base stessa della pittura, suo medium artistico di elezione, che segna un eguale regresso a uno stato "zero" e del tutto spontaneo del suo essere, un racconto per immagini di un conflitto interiore emozionante, e non ancora del tutto risolto.

Il concetto di un io complesso è alla base dell'opera multimediale di Alessio Facchini THIS Is AGIO n° 05 - 2023, una rappresentazione lapalissiana volta secondo l'artista ad illustrare un io a tratti schizofrenico il quale, "tramite un intricato sistema visivo è in grado di porre in primo piano lo sforzo nella rappresentazione sociale odierna, rivelando di fatto la complessità della lettura stessa attraverso il potere infimo della distrazione ".

In contrasto con una prospettiva strettamente individualista, le opere di Salvatore Mauro si avvalgono sovente di meccanismi partecipativi: come nella sua ultima serie del 2021 Costell-Azioni, nella quale veniva richiesto agli spettatori di attribuire un nome a ciascuna delle opere le quali confluivano in una performance finale, un agire collettivo che determina un risultato particolare. Nel lavoro in mostra Materia Viva si assiste invece, tramite la presenza dello specchio a supporto del mezzo pittorico, ad una precisa volontà da parte dell'artista di moltiplicazione, se non frantumazione, del sè, una "riflessione" nel senso stretto del termine che parte dal concetto di sé come unicum per arrivare a quello di pluralità, con l'intento di "portare lo spettatore a una attenta riflessione di sé e davanti se stesso per metterlo di fronte alle sue fragilità, non (come) cura per diventare meno social ma per mettere l’atto creativo davanti all’anima virtuale che ormai ha preso il sopravvento". (S.Mauro)

Pluralità versus Individualità, non solo in senso strettamente numerico e come forma di pensiero ma altresì quale istituto giuridico: l'idea di partenza dell'opera di Elena Ketra è l'indagine della "sologamia" come fenomeno sociale e soprattutto come sintomo di una necessità personale. Da qui nascono le opere Sologamia, Nontiscordardite del 2022 la performance digitale Sologamy.org, dove l’artista  da la  possibilità a tutti/e di sposare se stessi/e. Usando le parole dell'artista "Imparare ad amare se stess* è necessario per poter amare in modo libero ogni altro essere umano. È l’affermazione della propria indipendenza affettiva, la presa di coscienza di sé e delle proprie capacità, forza e bellezza, al di là di diktat estetici, sociali e sessuali uniformanti. L'inclusione sociale parte prima di tutto da noi”.

Se l'opera di Ketra nasce e si sviluppa dal concetto di amore verso sé stessi, l'opera Unrestricted Area/Tent della giovane artista statunitense Jennifer McLaren racconta al contrario di una violenza sperimentata sulla propria pelle, dei traumi causati dagli orrori della guerra vissuti dalla sua famiglia, richiamati dal tessuto mimetico che predomina l'opera; ma la forma della stessa, quella della tenda, intende invece ricreare un senso di autoprotezione e rifugio nel quale l'artista è in grado di potersi raccogliere, trovando riparo dalle ferite interiori e dal dolore causati dal mondo esteriore, una demistificazione della propria storia personale volta a un tentativo di autoguarigione.

Infine nell'operazione relazionale con installazione di Giuseppe Palmisano intitolata Qualche cosa è nel buio viene domandato allo spettatore di lasciare per un segmento di tempo da lui stabilito, il proprio smartphone, quindi richiedendo, di fatto, di lasciare quello che oggi viene considerato un vero e proprio pezzo di sé: un'esperienza collettiva che implica al tempo stesso una riflessione su sé stessi e lo stare con sé stessi, qualcosa che oggi più che mai è forse necessario.

 

N0xGIGA: tutti gli artisti in mostra hanno collaborato o collaboreranno con la N0 project Room di San Lorenzo, spazio espositivo a carattere temporaneo con curatela di Matteo Peretti e parte di Ombrelloni Art Space.

L’evento partecipa a Roma Diffusa (28/09-01/10), il festival che racconta la Roma contemporanea e creativa, quest’anno con un focus sul centro storico della città; e a Rome Art Week (23-28/10), manifestazione diffusa in tutta la città di Roma a cadenza annuale dedicata all'arte contemporanea.

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