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Davide Serpetti. The Sleepers - Casa Vuota

Un ciclo pittorico e un’installazione per la prima personale romana dell'artista

Davide Serpetti, The Sleepers a Casa Vuota, installation view, fotografia di Sebastiano Luciano <i class='fa fa-question-circle' aria-hidden='true' data-toggle='tooltip' title='Translation is missing. We show the original text in Italian'></i>

Il sonno, che cova nella culla della casa, ci rende vulnerabili e ci trasporta in un altrove misterioso e inafferrabile, dove la realtà si smaterializza e l’immaginario si fa fluido e mutevole. È l’atto del dormire, con i suoi fili fantasmagorici ora intrecciati e ora sciolti, il motivo conduttore della prima mostra personale che Davide Serpetti fa a Roma, curata da Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo.

The Sleepers – racconta Davide Serpetti – è un progetto realizzato appositamente per Casa Vuota. All’interno dello spazio domestico, l’atto del dormire assume per me una centralità. È un momento fondamentale della nostra quotidianità casalinga, che diventa qualcos’altro attraverso la mia arte. Ho scelto di abitare Casa Vuota con dei ritratti, teste di figure dormienti, che offrono per me il pretesto per indagare alcune tematiche che ho affrontato negli ultimi anni con la mia pittura, come i discorsi sull’iconografia e sull’androginia”.

“Il progetto ideato da Serpetti per Casa Vuota – scrivono i curatori della mostra Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo – mette in dialogo la pittura, il linguaggio privilegiato della sua ricerca, con la necessità di abbracciare le tre dimensioni e di rendere dinamica l’immagine, attraverso un’originale sintesi tra scultura ed elaborazione digitale. Per quanto semplice all’apparenza, l’intervento è complesso e stratificato, in equilibrio tra profondità storica e superfici ipercontemporanee. Nella materia sfuocata e fluida della sua pittura, ognuno dei ritratti esposti rimanda a un ideale estetico che da anni ossessiona il lavoro dell’artista, quello rappresentato dalla scultura Ecce puer di Medardo Rosso, già oggetto di una serie di dipinti a partire dal 2019, la cui contemplazione racchiude in sé una riflessione sulla storia dell’arte e sul potere magnetico dell’icona, fuori dalla sfera del sacro e dentro la cultura pop. Tra citazione e riappropriazione, l’artista si emancipa dal modello medardiano realizzando la sua personale versione del puer, prima come elemento tridimensionale e poi come portato pittorico”.

“Passando dalla pittura alla scultura e viceversa – proseguono i curatori – Davide Serpetti presenta a Casa Vuota un’inedita installazione, realizzata in collaborazione con Karol Sudolski. Al centro di una stanza buia si colloca una scultura, realizzata a partire dalla rielaborazione di un volto reale fotografato, che si anima e diventa viva attraverso la proiezione di pattern digitali in movimento tratti dagli stessi dipinti di Serpetti. Quindi l’artista traduce in pittura questa scultura, in forma di ritratti, che prendono in prestito le scale cromatiche degli Omaggi al quadrato di Josef Albers”.

“Il cuore della mostra – spiegano Del Re e de Nichilo – è un esercizio pittorico ripetuto in maniera quasi ossessiva: viene proposto al pubblico nell’allestimento di una galleria di teste dipinte che sono variazioni condotte intorno allo stesso soggetto, simili tra loro per forma e proporzioni e realizzate su tele tutte della stessa dimensione. L’andamento seriale scandisce il ritmo di un lavoro che fa della reiterazione e della variazione le sue qualità più evidenti. Nel loro abbandono al sonno, i dormienti di Davide Serpetti restituiscono alla casa la sua funzione originaria di luogo di protezione e di cura. Gli occhi sono chiusi sul caos delle immagini del mondo e il limbo della mostra vuole segnare una discontinuità nel flusso incessante delle comunicazioni e dei consumi che avvolgono e travolgono le culture contemporanee. Sono, nelle intenzioni dell’artista, delle sculture meditative, date nella sospensione. Serpetti si concentra esclusivamente sui volti, escludendo tutto il resto. Non c’è corpo, non c’è sfondo, non c’è spazio e non c’è tempo. Siamo nella dimensione del sogno, degli occhi chiusi che fanno assomigliare la faccia a un muro senza finestre. I ritratti, simili fra loro eppure dissonanti nella somiglianza, sembrano fluttuare nello spazio pittorico e nello spazio onirico di Casa Vuota, privi di peso e smaterializzati, eppure rischiarati da un’intima luminescenza. Si fanno portatori di una serie di domande. A chi appartengono i volti e i sonni messi in mostra? È sempre lo stesso il soggetto ritratto che viene fermato in momenti diversi e quindi muta nel suo aspetto? Oppure le facce appartengono a una pluralità di individui che tendono a rassomigliarsi? La figura dipinta è maschile o femminile? La scelta che Davide Serpetti compie da sempre con la sua pittura è di abitare il territorio dell’identità in maniera non binaria, perseguendo un modello di rappresentazione androgina dei soggetti dei suoi ritratti. In questi ritratti chiunque potrebbe identificarsi, perché fanno della sfuggevolezza, della mancata messa a fuoco, della possibilità proteiforme di cambiare, rompendo le regole di un destino già scritto, il loro punto di forza”.

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