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La nascita della Repubblica Italiana attraverso gli scatti della rivista TEMPO

Mostra fotografica online di scatti significativi della rivista Tempo illustrato


La Fondazione Mario Moderni ha potuto acquisire circa tremila foto dell'archivio fotografico del settimanale tempo illustrato, archivio che cera finito al di fuori dei confini italiani.

 

Grazie all'attiva opera della fondazione può quindi essere ricostruito uno spaccato della società italiana, in particolare riferito al periodo storico che ha visto la nascita della Repubblica e il suo consolidamento attraverso immagini e "fotoracconti" di fatti politici, sociali e culturali.

 

Con questo progetto la Fondazione Mario Moderni vuole rendere pubblico e fruibile, in particolare per i giovani, il panorama della società italiana vista dalle pagine di uno dei settimanali più diffusi, permettendo di toccare con mano uno dei tipici e più diffusi strumenti comunicativi di quell'epoca e di attraversare fatti, storie e persone che hanno fatto i primi anni della Repubblica italiana.

 

“Tempo”, fondato nel 1939 dalla Mondadori in analogia con il settimanale statunitense “Life”, fu il primo rotocalco italiano a colori, passato alla storia del giornalismo italiano per l’introduzione del “fototesto”, cioè l’abbinamento di una foto con didascalia, dove il ruolo preponderante era svolto dall'immagine. La foto - scattata a fuoco fisso - di per sé diceva dell'avvenimento la cosa più importante; la didascalia era di supporto e riportava quanto visto dal fotografo, con un capovolgimento del rapporto gerarchico tra testo e immagine. La cura della grafica del settimanale fu affidata a Bruno Munari. Tra i redattori figurano: Alberto Lattuada (fotocronista), Arturo TofanelliSalvatore Quasimodo. Tra i collaboratori fissi vi erano Cesare ZavattiniAugusto Guerriero e Irene Brin. In seguito si aggiunsero Federico Patellani (dall'agosto 1939), Romolo Marcellini e Luigi Comencini. Curzio Malaparte e Pier paolo Pasolini tennero rubriche fisse sulla rivista. «Tempo» fu il primo rotocalco a dare a giornalisti e fotocronisti la stessa importanza. Lo dimostra il fatto che, dal 1941, tutte le fotografie ebbero in calce il nome dell'autore, al pari degli articoli.