Roberto Di Costanzo | Discours d'amour

liberamente ispirato a “Frammenti di un discorso amoroso” di Roland Barthes


Roberto Di Costanzo

Discours d’amour

liberamente ispirato a “Frammenti di un discorso amoroso” di Roland Barthes

E’ il discorso dell’amore un discorso impossibile?

Nulla é più difficile da definire e rappresentare dei sentimenti, Barthes si dedica a conferire dignità strutturale a questi valori impalpabili e lo fa attraverso la creazione di un glossario dell’Amore, il più inafferrabile dei sentimenti umani. Alla fine del suo percorso non ci propone un insieme di parole ma riflessioni concrete e profonde, frutto vivo e palpitante di una cultura letteraria che spazia da Platone a Goethe e si arricchisce di riferimenti psicoanalitici.

Scrive l’autore nella prefazione di Frammenti di un discorso amoroso: “Quello che viene proposto è, se si vuole, un ritratto; ma questo ritratto non è psicologico, bensì strutturale: esso presenta una collocazione della parola: la collocazione di qualcuno che parla dentro di sé, amorosamente, di fronte all’altro (l’oggetto amato), il quale invece non parla.”

La libera interpretazione di uno fra i più noti testi di Barthes parte appunto dal ritratto e dalla sua assolutizzazione in cui l’opera non è più semplice raffigurazione di un soggetto secondo i canoni classici bensì l’incarnazione di uno stato d’animo, di un concetto, o per dirla alla Barthes, di una “figura”.

In un’arte diversa nella modalità espressiva ma che attinge al medesimo patrimonio culturale e che condivide percorsi e mete delle ricerche di Barthes, Di Costanzo conferisce dignità definita e visibile a stati d’animo, sensazioni e sentimenti.
Nelle sue opere i corpi e gli sguardi sono lo scrigno e la finestra dell’anima, vibrano e “parlano” a chi li osserva, suscitando empatia e immedesimazione. Lo sviluppo e la realizzazione di questi meccanismi è il nobile frutto dell’impegno emotivo dell’artista e della sua impareggiabile padronanza stilistica.

La tensione a sviluppare e arricchire nel continuo i canoni della sua arte alla ricerca di una perfezione mai sterile ha di recente portato Di Costanzo ad un più esteso ricorso al colore, attraverso l’utilizzo di sanguigna e carboncino, e alla proposta di ritratti di sempre maggior formato.

I rinnovati effetti cromatici e dimensionali rendono ancor più intenso e nitido il “discorso” Di Costanzo; i corpi,i volti e gli sguardi vengono incontro all’osservatore, che attraverso una percezione quasi tattile ne coglie e ne condivide i messaggi emozionali.

Non è azzardato affermare che i corpi e i dettagli anatomici, magistralmente tratteggiati, non siano i protagonisti assoluti del ritratto ma lo strumento prescelto dall’artista per dare finalmente “immagine”a stati d’animo e sentimenti. Essenza invisibile della vita di ciascuno di noi.

Mentre Roland Barthes da corpo al concetto d’amore attraverso il linguaggio verbale, Di Costanzo ricorre a quello visivo. Due distinte espressioni artistiche, legate da un fil rouge, che attraversa spazio e tempo, e da comune maestria,

perseguono e raggiungono il medesimo obiettivo: suscitare, in chi legge i “frammenti” e in chi osserva i disegni, emozioni vere e profonde.


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