White Paper

smART - polo per l’arte presenta White Paper, mostra di Namsal Siedlecki a cura

Namsal Siedlecki, Mine, 2018, travertino, Antminer D3, cavo RJ-45, cavo elettrico, dimensioni variabili

smART - polo per l’arte presenta White Paper, mostra di Namsal Siedlecki a cura di Saverio Verini.

Dopo la prestigiosa esperienza come borsista presso l’American Academy in Rome nel 2015-2016, l’artista torna a Roma per la sua prima mostra personale. White Paper, questo il titolo del progetto espositivo, prende avvio da una riflessione sul valore che attribuiamo a certi beni, tra cui le opere d’arte: Siedlecki parte infatti dall’utilizzo dei cosiddetti miner, in inglese vengono chiamati così gli elaboratori di calcolo impiegati per “l’estrazione” di Bitcoin, la celebre criptovaluta utilizzata su scala mondiale per transazioni economiche di ogni tipo.

Mezzo di scambio al centro di un forte interesse dell’opinione pubblica, dei media, degli investitori e di milioni di persone, il sistema dei Bitcoin non è regolato da una banca centrale. Il suo valore è determinato dagli scambi tra gli utenti, la cui tracciabilità è totalmente affidata alla rete, senza altre mediazioni. La tecnologia alla base delle criptovalute — tra cui il Bitcoin — è conosciuta con il nome di Blockchain, un registro aperto e distribuito che può attestare le transazioni tra due parti in modo sicuro, verificabile e permanente. Una specie di registro notarile contemporaneo.

L’ascesa delle criptovalute va nella direzione di un modello economico potenzialmente rivoluzionario e utopico, che oggi lascia tuttavia aperti alcuni interrogativi importanti circa la potenziale assenza di controllo negli scambi e le sue possibili derive speculative.

Namsal Siedlecki ha realizzato per White Paper delle sculture in cui oggetti tecnologici come i miner sono inseriti in un alveo di elementi naturali. Tronchi di legno e blocchi di pietra sono base e contenitore dei miner, dando così vita a creature ibride dalle proprietà formali imprevedibili. Questo contrasto vuole ispirare alcune riflessioni che ci accompagnano nella comprensione della mostra: il rapporto tra la virtualità delle criptovalute prodotte dai miner e la concretezza delle basi in pietra e legno; la funzione di questi elementi tradizionalmente usati come materia per la scultura e ora impiegati come “ambiguo” basamento per dispositivi elettronici; ma soprattutto il valore dell’opera d’arte, che – attraverso la presenza dei miner – incorpora la possibilità di produrre ricchezza nel tempo, creando il paradosso di un’opera che genera continuamente un “capitale” e che si rende autonoma dall’autore che l’ha realizzata.

Queste sculture-miner sono in comunicazione con altre centinaia di migliaia di elaboratori sparsi nel mondo che lavorano in contemporanea all’estrazione delle criptovalute.

L’artista ha realizzato anche delle tele con la pergamena, materiale di origine animale che — attraverso una lavorazione minuziosa e di origine antica — prende le sembianze di una superficie biancheggiante e rigida, una vera e propria pelle. L’impiego di questo materiale riflette l’interesse di Siedlecki per i passaggi di stato degli oggetti, la loro possibilità di mutare forma, focalizzando tuttavia di nuovo l’attenzione sul concetto di valore e sulla relazione della pergamena con gli scambi economici. Gli antichi registri sui quali venivano annotate spese, transazioni, operazioni finanziarie erano infatti di pergamena. Utilizzandola come tela, Siedlecki ne mette in evidenza le qualità formali e le proprietà materiali, come per i miner; due dispositivi diversissimi che hanno una profonda connessione con l’economia.

L’espressione White Paper fa riferimento al “manifesto” delle criptovalute e della Blockchain, un testo fondamentale per l’affermazione culturale, prima ancora che economica, dei Bitcoin.

La mostra, partendo da un fenomeno di profonda attualità, intende spostare l’attenzione sulla questione più ampia del valore dell’opera, sulle sue possibilità di diventare un organismo con una propria autonomia e capace di generare ricchezza, sulla capacità di oggetti e materiali di diversa natura di combinarsi tra loro e trasformarsi.

Con questo progetto espositivo smART - polo per l’arte prosegue la propria attività di ricognizione della scena artistica contemporanea, in continuità con le personali dedicate nell’ultimo anno a Valerio Nicolai e Carola Bonfili, nell’ottica di sostenere produzioni interamente inedite e concepite ad hoc per il suo spazio espositivo.

 

Si ringrazia BITMINER FACTORY per il sostegno fornito alla realizzazione della mostra.

 

Namsal Siedlecki (Greenfiend U.S.A. 1986), vive e lavora a Seggiano, in Toscana. Nel 2015 ha vinto la quarta edizione del Premio Moroso e il Cy Twombly Italian Affiliated Fellow in Visual Arts presso l’American Academy in Rome. Negli ultimi anni ha esposto il proprio lavoro presso numerose istituzioni tra cui: Galeria Boavista, Lisbona, 2017; Galeria Madragoa, Lisbona, 2017; American Academy in Rome, 2016; Villa Romana, Firenze, 2016; Frankfurt am Main, Berlino, 2016; Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato, 2015; Antinori Art Project, Bargino, 2015; Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino, 2014; Museo Apparente, Napoli, 2014; Fondazione Pastificio Cerere, Roma, 2013; Cripta747, Torino, 2013; Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia, 2012. Dal 2008 al 2013 ha gestito lo spazio indipendente GUM studio, prima a Carrara e poi a Torino. www.namsalsiedlecki.com


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